Pensiero del giorno 7 marzo 2025
Don Mario
Venerdì dopo le Ceneri
“Il vero digiuno: aprirsi a Dio e ai fratelli”
Letture del giorno: Is 58,1-9° – Sal 50 (51) – Mt 9,14-15
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».
Proseguiamo il nostro cammino nei giorni introduttivi alla Quaresima, oggi la Parola di Dio ci propone un tema fondamentale: il senso autentico del digiuno. Ci troviamo ancora all’inizio del tempo quaresimale, e questa riflessione illumina uno dei tre pilastri che caratterizzano il percorso penitenziale, insieme alla carità e alla preghiera.
1. “È forse questo il digiuno che bramo?” (Is 58,1-9a)
Attraverso il profeta Isaia, il Signore denuncia il rischio di vivere il digiuno in modo puramente formale, senza che produca alcun cambiamento nel cuore. Se digiuniamo ma restiamo insensibili alle necessità altrui, se cerchiamo litigi e contese, il nostro sacrificio non piace a Dio. Il digiuno gradito, invece, è quello che ci porta a liberare gli oppressi, a spezzare i legami di ingiustizia, a dare pane agli affamati, ad accogliere i poveri. È un invito forte a unire la penitenza personale alle opere di giustizia e di misericordia.
2. “Perché noi e i farisei digiuniamo mentre i tuoi discepoli non digiunano?” (Mt 9,14-15)
Nel Vangelo, i discepoli di Giovanni si stupiscono vedendo che quelli di Gesù non digiunano. Gesù risponde che lo sposo è presente, e mentre lo sposo è con loro, c’è tempo di festa. Verranno i giorni in cui lo sposo sarà tolto, e allora digiuneranno. Questo brano ci dice che ogni pratica religiosa, come il digiuno, trova il suo senso profondo in un rapporto vivo con Gesù, lo “sposo” delle nostre anime. Se il digiuno è pura formalità, vuoto di comunione con Cristo, non serve a nulla. Invece, se ci mette in ascolto di Lui e ci porta a un amore più grande, diventa esperienza di gioia e di attesa del Regno.
Attualizzazione della Parola
Che cosa possiamo fare concretamente?
1. Verificare il nostro digiuno: Se abbiamo scelto una forma di digiuno in questa Quaresima, chiediamoci se sta davvero aprendo il nostro cuore a Dio e ai fratelli. Forse potremmo affiancare al digiuno dal cibo (o da altre abitudini) un gesto concreto di carità, ad esempio destinando ciò che risparmiamo a chi ha bisogno.
2. Un “digiuno” dalla polemica: Isaia parla di contese e litigi. Potremmo impegnarci a “digiunare” dalle critiche sterili o dai giudizi affrettati, scegliendo di seminare parole di pace nelle nostre relazioni. In questo modo, renderemo più libero e limpido il nostro cuore per accogliere la presenza di Dio.
3. Cercare la giustizia quotidiana: Il profeta invita a spezzare i legami di ingiustizia. Riflettiamo su come possiamo combattere piccole o grandi ingiustizie nel nostro ambiente: nel lavoro, in famiglia, nel quartiere. Un’attenzione particolare potrebbe andare alle situazioni di marginalità o povertà che incrociamo ogni giorno.
4. Coltivare la “festa” della fede: Nel Vangelo, la presenza di Cristo è associata a una festa nuziale. Ogni sacrificio quaresimale deve avvicinarci allo Sposo, lasciando che la nostra vita sia trasfigurata dalla gioia dell’incontro con Lui. Dedichiamo più tempo alla preghiera personale, anche solo pochi minuti di raccoglimento, per riscoprire la consolazione del Signore.
In questo venerdì dopo le Ceneri, la Parola ci aiuta a comprendere il valore autentico del digiuno, che non è un semplice esercizio di rinuncia, ma un’occasione per crescere nell’amore verso Dio e verso i fratelli. Proseguiamo con coraggio e fiducia, consapevoli che questa introduzione ci prepara a vivere con maggiore intensità il tema settimanale della I Domenica di Quaresima, così da giungere alla Pasqua con un cuore rinnovato. Il Signore ci conceda di unire la nostra penitenza alla carità, trasformando ogni gesto di mortificazione in solidarietà, e ogni sacrificio in disponibilità ad amare.
Omelia
Fratelli e sorelle amati nel Sangue di Cristo, il nostro cammino quaresimale prosegue e oggi la Parola ci invita a riflettere su un aspetto fondamentale della nostra penitenza: il vero significato del digiuno. Troppo spesso rischiamo di ridurre il digiuno a una semplice pratica esteriore, a una rinuncia priva di anima e di slancio. Ma Dio non guarda l’esteriorità, Egli scruta il cuore e desidera che il nostro digiuno sia autentico, che ci apra a Lui e ai fratelli, che sia segno di una trasformazione interiore e non solo di un sacrificio formale. La Quaresima è un tempo favorevole per purificare il nostro rapporto con Dio e con il prossimo, per riscoprire che ogni rinuncia ha senso solo se ci porta a un amore più grande, più concreto, più operoso.
Il profeta Isaia ci mette in guardia: c’è un digiuno che non piace a Dio, un digiuno che lascia il cuore chiuso, che non porta frutti di conversione. Digiunare mentre si resta insensibili alle necessità altrui, digiunare mentre si continua a coltivare rancori e divisioni, digiunare mentre si cerca il proprio interesse non è il digiuno che Dio desidera. Il Signore ci chiama a un digiuno che liberi il cuore, che spezzi le catene dell’ingiustizia, che aiuti chi è nel bisogno. Digiunare non è solo privarsi del cibo, ma privarsi di ciò che ci separa dall’amore di Dio e degli altri. È un cammino di liberazione, una via per riscoprire la vera gioia della fede.
Nel Vangelo, Gesù ci offre una prospettiva ancora più profonda: il digiuno è legato alla sua presenza. I farisei e i discepoli di Giovanni si interrogano sul perché i discepoli di Gesù non digiunano, e il Signore risponde che non possono farlo finché lo sposo è con loro. Verrà il tempo in cui digiuneranno, ma ora è il tempo della festa, perché la presenza di Cristo riempie il cuore e dà senso alla vita. Questo ci insegna che il digiuno non è fine a se stesso, ma è attesa di un incontro, desiderio di una comunione più profonda con Cristo. Se digiuni e non trovi gioia nella vicinanza del Signore, se rinunci a qualcosa ma il tuo cuore rimane spento e chiuso, allora il tuo digiuno è sterile. Il vero digiuno è aprire spazio a Dio, lasciarlo entrare nella nostra vita, permettere che il suo amore trasformi le nostre azioni e i nostri pensieri.
Fratelli e sorelle, come possiamo vivere concretamente questa Parola? Anzitutto, verifichiamo il nostro digiuno: è un gesto formale o sta davvero aprendo il nostro cuore a Dio e ai fratelli? Digiunare dal cibo può essere un segno importante, ma ancora più prezioso è digiunare da ciò che ci allontana dall’amore. Digiuniamo dall’egoismo, dall’indifferenza, dalle parole dure, dal giudizio. Trasformiamo ogni rinuncia in un atto d’amore: se togliamo qualcosa a noi stessi, facciamolo per donarlo agli altri.
Un secondo passo è imparare a digiunare dalla polemica. Il profeta Isaia ci ricorda che il vero digiuno è anche smettere di litigare, di accusare, di seminare discordia. Potremmo fare un esercizio concreto: oggi scegliamo di non lamentarci, di non criticare nessuno, di non rispondere con durezza. In questo modo il nostro cuore sarà più libero, più disponibile all’ascolto di Dio e degli altri.
Un altro aspetto importante è cercare la giustizia quotidiana. Il digiuno gradito a Dio è quello che spezza le catene dell’oppressione, che aiuta i poveri, che si fa carico di chi soffre. Chiediamoci: in che modo posso portare giustizia nel mio piccolo mondo? In famiglia, nel lavoro, nella comunità? La Quaresima è un tempo prezioso per diventare strumenti di pace e di equità.
Infine, non dimentichiamo che il digiuno deve portarci alla festa della fede. Non è un peso, ma una preparazione alla gioia dell’incontro con Cristo risorto. Ogni rinuncia deve avvicinarci a Dio, deve riempire la nostra vita di Lui, deve accendere in noi il desiderio del Regno. Dedichiamo più tempo alla preghiera, troviamo momenti di silenzio per ascoltare la voce del Signore, facciamo spazio a Lui nella nostra quotidianità.
Oggi il Signore ci insegna che il vero digiuno
non è tristezza, ma libertà. Non è chiusura, ma apertura. Non è un peso, ma una strada per arrivare a Lui e ai fratelli. Il nostro sacrificio non sia mai sterile, ma diventi seme di amore, seme di giustizia, seme di pace. Il Sangue di Cristo, versato per noi, ci doni la grazia di vivere questo tempo con cuore sincero, per giungere alla Pasqua con un’anima rinnovata e piena di luce. Amen.