Pensiero del giorno 1 aprile 2025

 

Don Mario Proietti, C.PP.S.:

1° aprile 2025 Martedì della IV Settimana di Quaresima

 

Tema del giorno: “Dall’acqua che risana al ritrovarsi come comunità viva”

Letture del giorno: Ez 47,1-9.12 – Sal 45(46) – Gv 5,1-3.5-16

Dal Vangelo secondo Giovanni

Era un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Vi è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzata, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: “È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Gli chiesero allora: “Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?”. Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

 

la liturgia odierna ci invita a riflettere sul potere risanante di Dio, espresso da immagini e segni legati all’acqua. In Ezechiele, l’acqua che sgorga dal tempio è simbolo di vita e di trasformazione; il Salmo celebra la fiducia in Dio, “nostro rifugio e nostra forza”; il Vangelo ci presenta Gesù che guarisce un uomo infermo presso la piscina di Betzatà. Questa Parola ci interpella su come lasciarci “lavare” e guarire dal Signore, per crescere come comunità che vive la fraternità.

 

1. Acque che rigenerano (Ez 47,1-9.12)

• La visione del tempio

Il profeta Ezechiele descrive un fiume che nasce dal santuario e diventa sempre più profondo man mano che scorre, fino a rendere fertili i luoghi desertici e a sanare le acque del Mar Morto. È un’immagine potente di una forza divina che rinnova la creazione.

• Riferimento esegetico

Questo brano appartiene alla sezione finale di Ezechiele (cc. 40-48), dedicata alla visione di un tempio ideale. Molti esegeti vedono in questa “acqua che ristora” un riferimento simbolico al dono dello Spirito, che nei tempi messianici scaturisce dal luogo santo e ridona vita al popolo.

2. “Dio è per noi rifugio e fortezza” (Sal 45[46])

• La certezza della protezione divina

Il salmista proclama la fiducia in Dio, capace di dare stabilità anche in mezzo ai turbamenti del mondo. L’acqua, immagine di caos e minaccia, diventa invece fiume di gioia che rallegra la città di Dio.

• Riferimento esegetico

Il Salmo 45(46) è legato alla tradizione cultuale di Gerusalemme: il “fiume” che la rallegra può riferirsi alle sorgenti sotterranee che rendevano la città sicura, o assumere un significato più spirituale, prefigurando la presenza salvifica del Signore.

4. Guarigione e libertà (Commento al Vangelo)

• La piscina di Betzatà

Betzatà, secondo la tradizione, era un luogo dove i malati si radunavano nella speranza di un intervento prodigioso legato al movimento dell’acqua. Gesù va oltre questa attesa quasi “magica”: non serve l’acqua mossa da un angelo, perché la fonte di guarigione è Lui stesso, la Parola che comanda e restituisce la vita.

• La dignità del guarito

L’uomo è malato da trentotto anni, un tempo lunghissimo che simboleggia la condizione di chi si sente prigioniero di una situazione senza sbocchi. Eppure, Gesù lo invita a rialzarsi e a prendere su di sé il lettuccio, segno di una libertà ritrovata.

• L’inizio del conflitto

Poiché la guarigione avviene di sabato, l’attenzione si sposta sulla questione della Legge. Qui si prepara quel contrasto che porterà alcuni capi a rifiutare l’opera di Cristo. Il vero sabato, però, è il giorno in cui Dio “opera” per liberare l’uomo.

 

5. Attualizzazione della Parola

1. Le nostre “Betzatà” interiori

A volte, ci troviamo in situazioni bloccate, come l’infermo di questo Vangelo, e rischiamo di adagiarci nell’abitudine o nella rassegnazione. Gesù ci chiede: “Vuoi guarire?”, cioè “Vuoi risollevarti da questa condizione?”. La Quaresima è tempo propizio per accogliere questa domanda e riprendere il cammino.

2. Acque che purificano e ci rendono famiglia

L’immagine dell’acqua scaturita dal tempio in Ezechiele ci ricorda che la grazia di Dio non è statica, ma scorre e trasforma ciò che incontra. Una comunità che si lascia “lavare” da questa acqua diventa luogo di guarigione reciproca, dove si cresce come fratelli e sorelle.

3. La libertà come dono e responsabilità

Gesù restituisce dignità all’infermo, ma gli raccomanda anche di non peccare più. È un invito alla responsabilità: quando Dio ci rialza, ci affida anche il compito di camminare in una vita nuova, aperta agli altri e alla condivisione.

4. Il sabato della gioia

L’osservanza della Legge non è un vincolo che ci paralizza, bensì la possibilità di vivere in pienezza il rapporto con Dio e con il prossimo. Ogni volta che favoriamo il bene e la liberazione di qualcuno, stiamo celebrando la verità del “sabato”, giorno dell’incontro con la misericordia divina.

Le letture di oggi ci mostrano un Dio che rinnova la vita come un fiume in piena (Ezechiele), che ci fa esclamare con il Salmista: “Dio è per noi rifugio e fortezza”, e che in Gesù ci interpella personalmente: “Vuoi guarire?”. La guarigione dell’infermo alla piscina di Betzatà ci rammenta che la Parola di Cristo ha il potere di sollevarci dalle nostre paralisi interiori. Ma questo dono di libertà implica anche una responsabilità: camminare in una vita nuova, nella prospettiva di una fraternità risanata.

Signore Dio, Tu che fai germogliare acque vive dal Tuo santuario, fa’ scorrere nel nostro cuore la Tua grazia, perché ogni nostra aridità possa rifiorire. Donaci la forza di rispondere alla Tua domanda: “Vuoi guarire?”, e di accogliere il dono della libertà che ci rialza. Rendici, come comunità, capaci di sostenere chi è ferito o scoraggiato, perché insieme possiamo sperimentare la gioia di camminare verso la Pasqua. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Omelia

Fratelli e sorelle amati nel Sangue di Cristo, la liturgia odierna ci consegna un messaggio di rinnovamento e di speranza: Dio vuole ricondurci a una pienezza di vita che forse abbiamo smarrito a causa di ferite o di lunghi periodi di sofferenza.

Nel profeta Ezechiele, vediamo sgorgare dal tempio un’acqua abbondante che risana ogni luogo in cui passa. È un’immagine della potenza di Dio: la sua grazia non conosce ostacoli, e dove arriva, fa rifiorire anche i deserti più aridi. Questa visione ci incoraggia a credere che nulla è impossibile al Signore, nemmeno trasformare le nostre situazioni di stagnazione in opportunità di crescita.

Il Salmo ci ricorda che Dio è “nostro rifugio e nostra forza”. In un mondo attraversato da caos e insicurezze, il fedele non si lascia travolgere dalla paura, perché il Signore è presente, come un fiume che rende lieta la città. È l’invito a riporre in Dio la nostra sicurezza, anziché nelle nostre fragili risorse.

E infine, il Vangelo di Giovanni ci presenta un uomo paralizzato da trentotto anni, disteso accanto a una piscina dove, secondo la credenza popolare, un movimento miracoloso dell’acqua poteva guarire. Gesù lo vede e gli chiede: “Vuoi guarire?” – una domanda fondamentale, che a prima vista può sembrare superflua: chi non vorrebbe guarire, dopo tanto tempo di immobilità? Eppure, Gesù sa che a volte ci si abitua talmente al proprio malessere da non desiderare più davvero di cambiare. L’infermo risponde lamentandosi di non avere nessuno che lo aiuti. Ma Gesù non si ferma al suo scoraggiamento: con autorità gli ordina di alzarsi e di camminare.

Che cosa significa questo per noi? Significa che il Signore non aspetta le nostre grandi risorse o capacità, ma si avvicina proprio là dove siamo fermi, dove non riusciamo più a sperare. La sua Parola rompe i nostri schemi e ci dice: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. Ci invita a portarci dietro il segno della guarigione, non per restare ancorati al passato, ma per ricordare che da lì Lui ci ha sollevati. E così, come comunità credente, siamo chiamati a sostenere e a incoraggiare chiunque si senta prigioniero di una situazione difficile.
C’è, però, anche un secondo momento: la guarigione avviene di sabato, e questo provoca la reazione dei giudei, che rimproverano all’uomo il fatto di trasportare il lettuccio in giorno festivo. Eppure, per Gesù, il sabato non è un ostacolo alla carità, anzi è il giorno in cui Dio desidera restituire l’uomo alla sua dignità. Quando il Signore interviene, le nostre regole devono piegarsi all’amore, perché il fine ultimo della Legge è la vita dell’uomo.
In questa prospettiva, vivere la Quaresima significa ascoltare la domanda di Gesù: “Vuoi guarire?” e lasciarci raggiungere dalla sua Parola. Dobbiamo uscire dalle nostre “piscine” di rassegnazione o dalle nostre false sicurezze, per incontrare Colui che è la fonte di ogni guarigione. Come comunità, ricordiamoci poi che la guarigione di uno diventa gioia per tutti, perché il Signore opera non per isolare, ma per unire, per ridarci una fraternità che si costruisce intorno alla sua misericordia.
Chiediamo al Signore di darci occhi per vedere chi, tra noi, è fermo da “trentotto anni”, metaforicamente o realmente, e di donargli la nostra vicinanza e il nostro aiuto. Se ci scopriremo guariti nei nostri cuori, potremo farci strumenti del suo amore che risana: così, passo dopo passo, ci incammineremo verso la Pasqua come persone libere, un popolo nuovo che vive la fraternità, sostenuto dall’acqua viva dello Spirito e dalla Parola che ci fa rialzare e camminare. Amen.