Pensiero del giorno 7 marzo 2026
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che attraverso la parabola del Padre misericordioso ci sveli il cuore infinito di Dio, ti preghiamo. In questo sabato della seconda settimana di Quaresima, aiutaci a “rientrare in noi stessi”. Donaci l’umiltà del figlio minore per riconoscere le nostre distanze da Te e il coraggio di rimetterci in cammino verso casa. Guariscici però anche dalla durezza del figlio maggiore, affinché non trasformiamo la fede in un freddo dovere, ma sappiamo gioire per ogni fratello che ritrova la via della pace. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
Questa parabola è lo specchio in cui ognuno di noi può ritrovare i propri lineamenti spirituali. Ci sono due modi di stare lontani dal Padre: la ribellione e il dovere senza amore. Il figlio minore e la fame di libertà: Chiedere l’eredità significa dire al padre: “Per me sei già morto, voglio solo le tue cose”. Spesso cerchiamo la felicità lontano da Dio, sperperando la nostra dignità in “paesi lontani” (vizi, egoismo, distrazioni). Ma la carestia arriva sempre. Il “rientrare in se stesso” è il primo passo della Quaresima: smettere di fuggire e riconoscere che solo in braccio al Padre siamo veramente noi stessi. Il Padre e l’eccesso di Misericordia: Dio non aspetta le scuse per amare. Egli “vede da lontano”, corre (un gesto dignitosamente proibito a un anziano dell’epoca), abbraccia e bacia. Non permette nemmeno al figlio di finire il suo discorso di umiliazione (“trattami come un garzone”). Gli restituisce tutto: dignità (vestito), autorità (anello) e libertà (calzari). Dio non ci vuole servi, ci vuole figli ritrovati. Il figlio maggiore e la prigione del merito: Egli è in casa, ma il suo cuore è fuori. Serve il padre da anni, ma lo vive come un padrone (“io ti servo”). La sua rabbia nasce dal fatto che misura l’amore col metro del merito. Non riesce a chiamare l’altro “mio fratello”, ma dice “questo tuo figlio”. Gesù lascia la parabola aperta proprio sull’uscita del Padre che prega anche lui di entrare. La vera conversione è passare dalla legge del “capretto” alla gioia della “comunione”.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
Carissima amica ed amico, buongiorno e buon fine settimana. Oggi il Padre sta scrutando l’orizzonte della tua vita, aspettando un tuo piccolo movimento verso di Lui. Fai verità nel cuore: In quale “paese lontano” ti sei rifugiato ultimamente? È un’abitudine che ti ferisce? È una distanza interiore? Oggi dì semplicemente: “Mi leverò e andrò da mio Padre”. Non preparare lunghi discorsi, basta il tuo ritorno. Vinci l’indignazione del “maggiore”: Se oggi ti senti irritato perché qualcuno che consideri “meno bravo” di te riceve attenzione o misericordia, fermati. Ricordati che “tutto ciò che è mio è tuo”. Non invidiare la grazia altrui, ma ringrazia per la tua vicinanza a Dio. Fai festa con il Padre: Porta gioia a qualcuno che si sente “perduto”. Un gesto di accoglienza verso chi ha sbagliato è il modo migliore per onorare il cuore di Dio. Sii tu la carezza del Padre per qualcuno oggi. In quale dei due figli ti riconosci di più in questo momento della tua vita, e quale passo senti che il Padre ti sta invitando a compiere per entrare finalmente alla Sua festa?
BUONA GIORNATA E BUON FINE SETTIMANA. IL SIGNORE TI BENEDICA.
