Pensiero del giorno 12 settembre 2026
SABATO 12 SETTEMBRE. Nel calendario romano liturgico (sia Vetus che Novus Ordo) ricorre la festa del SANTISSIMO NOME DELLA BEATA VERGINE MARIA. Istituita per onorare la Madre del Redentore ed estesa alla Chiesa universale in rendimento di grazie per la liberazione di Vienna dall’assedio ottomano nel 1683, questa solennità ricorda come il nome di Maria sia baluardo di salvezza, stella luminosa nelle tempeste della vita e pegno sicuro di fortezza. La sua invocazione orienta la coscienza a quella totale limpidezza che fa della Vergine l’albero eccelso da cui è germogliato il frutto benedetto della Redenzione.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che ci hai donato in Maria un modello insuperabile di ascolto operoso e un rifugio saldo contro i flutti del male, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di purificare la radice dei nostri pensieri e di scavare nel profondo del nostro animo, liberandoci dalla superficialità di una fede ridotta a vuote formule verbali. Quando infuriano le contrarietà terrene e le seduzioni mondane tentano di smuovere le nostre certezze, donaci la grazia di rimanere saldamente ancorati alla roccia della tua parola. Il tuo Santo Spirito renda rette le nostre intenzioni e feconde le nostre fatiche, affinché sappiamo abitare i nostri compiti professionali e i legami familiari con sincera rettitudine, camminando con linguaggio chiaro, animo pacificato e cuore puro sotto la custodia materna del santo nome di Maria. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6, 43-49)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore. Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La similitudine dell’albero e dei suoi frutti riconduce la vita spirituale al rigore della concretezza, togliendo ogni alibi all’inganno delle professioni di fede puramente declamate. La natura interiore di una persona non si misura dalla facondia dei suoi discorsi o dall’ostentazione esteriore delle proprie convinzioni; si palesa in modo inconfutabile nella qualità delle azioni ordinarie e nei gesti quotidiani. Chi coltiva nell’intimo un tesoro di risentimento, di bramosia mondana o di vanagloria finirà fatalmente per diffondere amarezza attorno a sé, poiché le labbra e le scelte tradiscono sempre la linfa segreta che nutre la coscienza.
L’interrogativo serrato di Cristo («Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?») squarcia l’illusione dell’agnosticismo pratico, in cui l’ossequio formale alla dottrina coesiste con una condotta modellata sull’egoismo o sul calcolo terreno. La parabola delle due case illustra il costo reale della coerenza: scavare nel profondo costa fatica, comporta la disciplina della rinuncia e richiede tempo e perseveranza, ma garantisce l’ancoraggio alla roccia immutabile della legge divina. Chi costruisce sulla sabbia delle opinioni passeggere e della pigrizia morale cerca una facile visibilità immediata, salvo trovarsi inesorabilmente disarmato e rovinato non appena sopraggiunge la prova.
Questo monito tocca direttamente il modo di vivere i doveri e i contatti di questo sabato. Siamo chiamati a vigilare sull’integrità del nostro operato ordinario, rifiutando l’ambiguità tra ciò che professiamo con la voce e ciò che realizziamo con le mani. Coltivare la rettitudine significa compiere le mansioni di lavoro e gli obblighi verso la famiglia con scrupolosa cura e disinteresse personale, usando un linguaggio veritiero e trasparente che testimoni la stabilità incrollabile di chi ha scelto di fondare la propria esistenza sulla roccia del Vangelo.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La liturgia del Nome di Maria ci sollecita a verificare la solidità delle fondamenta su cui poggiano le nostre scelte quotidiane.
Oggi impegnati a tradurre un proposito interiore in un atto concreto e laborioso, svolgendo una mansione domestica o professionale con accuratezza impeccabile e senza cercare alcun plauso esteriore. Nei momenti di conversazione o di confronto con gli altri, vigila attentamente sulle tue parole, bandendo ogni lamento, ironia tagliente o frase ipocrita, affinché dal tesoro del tuo cuore sgorghi soltanto un parlare costruttivo e limpido. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sulla tenuta della tua casa spirituale, domandandoti se le tue reazioni di fronte alle contrarietà hanno mostrato la saldezza della roccia o la fragilità della sabbia, affidando la tua perseveranza alla potente intercessione della Vergine Madre.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
