Pensiero del giorno 14 ottobre 2026
S. CALLISTO I, PAPA E MARTIRE. Salito al sommo pontificato dopo aver conosciuto la dura schiavitù e la condanna ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna, resse la Chiesa di Roma con ammirevole prudenza pastorale, difendendo la purezza della fede cattolica dalle eresie monarchiane e temperando la severità della disciplina penitenziale con una carità paterna verso i peccatori pentiti, prima di coronare con il martirio la sua fedele testimonianza al Vangelo.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che smascheri con parola perentoria l’inganno di chi moltiplica minuzie esteriori calpestando la giustizia e l’amore di Dio, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dall’orgoglio di chi ricerca visibilità e primi posti, dall’ipocrisia che nasconde la corruzione interiore sotto la patina della rispettabilità mondana e dalla durezza d’animo che impone agli altri pesi che non intende portare. Donaci la carità saggia e misericordiosa di san Callisto, affinché sappiamo servire i fratelli con animo integro, pronti ad addossarci con pazienza le fatiche del prossimo senza mai indulgere nella vana presunzione di considerarci migliori. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo adempiere ai compiti lavorativi e ai vincoli familiari con disinteressata fedeltà, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla pienezza del tuo Regno. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 42-46)
In quel tempo, Gesù disse: “Guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo”. Uno dei dottori della legge intervenne: “Maestro, dicendo questo, offendi anche noi”. Egli rispose: “Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La sequenza serrata dei rimproveri pronunciati da Cristo fa crollare l’edificio fittizio di una religiosità ridotta a pura casistica. I farisei si mostrano scupolosi nel computare la decima perfino delle erbe dell’orto, ma svuotano il cuore della Legge disattendendo la giustizia incorrotta e la carità viva verso il Padre. La loro ossessione per il dettaglio non esprime autentico timore di Dio: serve a costruire un paravento consolatorio dietro cui riparare l’ambizione personale, l’ostentazione sociale nei luoghi pubblici e la presunzione di meritare una stima che la loro reale condotta smentisce.
L’immagine del sepolcro nascosto penetra fino al fondo dell’agnosticismo pratico: l’uomo che coltiva un formalismo irreprensibile mentre nutre la morte interiore diventa un pericolo occulto per il prossimo, trasmettendo rovina morale a chiunque gli si accosti confidando nella sua apparente dirittura. L’obiezione indignata del dottore della legge («Maestro, dicendo questo, offendi anche noi») non fa che attirare su quella casta un giudizio ancora più severo: costoro fabbricano precetti soffocanti e caricano fardelli sulle spalle della povera gente senza muovere un dito per condividerne lo sforzo, trasformando la verità in uno strumento di potere anziché in una via di riscatto e di grazia.
Questo severo ammonimento si cala con esattezza nei nostri uffici e nelle fatiche ordinarie di questo mercoledì. Con quanta facilità, nell’esercizio di un ruolo direttivo o nelle mansioni professionali, pretendiamo una precisione inflessibile dagli altri, sorvolando con condiscendenza sulle nostre negligenze e riservando a noi stessi riguardi e privilegi? Vivere l’onestà evangelica esige di rovesciare questo andamento ipocrita: svolgere il proprio dovere con meticolosa esattezza e onestà intellettuale, assumendo per primi il peso del lavoro faticoso e trattando collaboratori e colleghi con giustizia trasparente, comprensione autentica e discrezione sincera.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La pagina lucana e la testimonianza di san Callisto ci chiamano a spogliare le nostre azioni quotidiane da ogni ipocrisia e rigidezza selettiva.
Oggi assumiti spontaneamente la parte più gravosa o ingrata di una mansione lavorativa o di un impegno domestico, sollevando un collaboratore o un familiare da un compito faticoso senza farlo pesare e senza pretendere parole di ringraziamento. Nelle conversazioni della giornata, astieniti dall’esigere dagli altri standard di precisione che tu stesso fatichi a mantenere, vigilando affinché le tue richieste siano sempre improntate a un senso vivo di equità e carità. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sulla coerenza del tuo operato nelle ore trascorse, domandandoti se hai agito con la doppiezza di chi carica fardelli altrui per mettersi in mostra o se hai saputo toccare con mano la fatica reale nel servizio silenzioso del bene.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
