Pensiero del giorno 16 settembre 2026
SS. CORNELIO, PAPA, E CIPRIANO, VESCOVO, MARTIRI. Legati da una profonda comunione d’intenti e da una carità intrepida, guidarono la Chiesa nel travagliato III secolo affrontando con fermezza dottrinale e misericordia pastorale le controversie sui lapsi, per poi suggellare con il sangue la loro fedeltà incrollabile a Cristo. Alla loro memoria si unisce quella dei SS. EUFEMIA, LUCIA E GEMINIANO, MARTIRI, che testimoniarono la verità disarmata del Vangelo di fronte alla violenza persecutrice, rifiutando ogni compromesso con l’idolatria del loro tempo.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, sapienza eterna del Padre che smascheri l’incontentabile superficialità del cuore umano e ci chiami a riconoscere i segni della tua presenza, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dalla trappola del perenne scontento, dal cinismo che denigra ogni testimonianza retta e da quel capriccio infantile che vorrebbe piegare la verità ai propri mutevoli umori. Donaci la docilità di accogliere le tue vie, sia quando ci chiedono l’austerità della rinuncia sia quando ci invitano alla gioia del ringraziamento. Il tuo Santo Spirito renda rette le nostre intenzioni e sincere le nostre parole, affinché sappiamo attendere ai doveri professionali e ai legami familiari con limpida maturità, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e timore filiale lungo la via della tua giustizia. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7, 31-35)
In quel tempo, il Signore disse: “A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili? Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato: vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto! È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La parabola dei fanciulli seduti in piazza penetra con acume psicologico e severità spirituale nella malattia dell’incredulità pretestuosa. I bambini del racconto pretendono che gli altri si conformino all’istante ai loro giochi mutevoli, lamentandosi ora per una festa mancata, ora per un lutto non assecondato. Questa incapacità di lasciarsi interpellare dalla realtà coglie la radice di un agnosticismo pratico travestito da spirito critico: l’uomo ripiegato su di sé trova sempre un motivo per squalificare la voce di Dio, inventando alibi opposti pur di non mettersi in discussione.
Il contrasto tra il Battista e Cristo mette a nudo questa ipocrisia sistematica. Se il Precursore si presenta con i tratti severi dell’ascesi del deserto, viene sbrigativamente liquidato come un posseduto da evitare; se il Salvatore siede a tavola condividendo il cibo e accostando i peccatori con misericordia, viene tacciato di intemperanza e compromissione mondana. Alla presunzione ostinata non importa la verità, importa difendere la propria immobilità interiore, costruendo etichette svalutanti per disinnescare la forza della grazia. I figli della sapienza, al contrario, sanno riconoscere l’impronta di Dio nella diversità dei suoi doni, custodendo la purezza di uno sguardo capace di aderire al bene ovunque esso si manifesti.
Questo severo ammonimento si cala con esattezza nelle dinamiche lavorative e nei rapporti interpersonali di questo mercoledì. Con quanta facilità scivoliamo nell’atteggiamento ipercritico verso collaboratori, superiori o familiari, trovando sempre un difetto nel loro modo di operare, sia quando esigono precisione sia quando concedono spazio alla flessibilità? Vivere la maturità evangelica significa spogliarsi di questo spirito di contraddizione sterile, affrontando i propri compiti con onestà intellettuale e generosità operosa, parlando con trasparenza e lasciando che siano i frutti concreti della giustizia e della fedeltà al dovere a parlare per la nostra vita.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
Il Vangelo odierno ci sprona a superare l’abitudine al lamento sterile, coltivando un’adesione docile e leale alla realtà che ci è data.
Oggi vigila attentamente sulle tue reazioni di fronte a una richiesta di lavoro o a una disposizione pratica che contrasta con le tue preferenze, astenendoti dal criticarla alle spalle o dal sollevare polemiche di comodo. Se una persona del tuo ambiente adotta un metodo o uno stile diverso dal tuo nel compiere il proprio dovere, non etichettarla con sufficienza, ma sforzati di coglierne il valore e la rettitudine d’intenti con animo sereno e rispettoso. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con trasparenza sui momenti della giornata in cui hai ceduto all’insofferenza o al giudizio pregiudiziale, chiedendo al Signore la luce di un cuore maturo, capace di rendere testimonianza alla verità senza cedere a infantili doppiezze.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
