Pensiero del giorno 19 agosto 2026
S. GIOVANNI EUDES, CONFESSORE, instancabile missionario apostolico e grande propagatore del culto ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria. La sua vita, spesa nella formazione del clero e nell’annuncio instancabile dell’infinita bontà del Redentore, testimonia come la logica della divina misericordia superi ogni stretto calcolo umano, rivelando quella grazia sovrabbondante che chiama ciascuno a lavorare nella vigna a qualunque ora del giorno.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, padrone della vigna che esci instancabilmente lungo i crocevia della storia per chiamare ciascuno di noi a prendere parte alla tua opera di salvezza, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di purificare il nostro cuore da ogni gretto spirito di rivalità, dall’invidia verso i doni elargiti ai fratelli e dalla pretesa di vantare meriti o primati dinanzi a te. Donaci uno sguardo limpido e riconoscente, capace di rallegrarsi per il bene altrui e di accogliere la tua misericordia come dono puro e immeritato. Il tuo Santo Spirito renda rette le nostre intenzioni e operose le nostre mani, affinché sappiamo attendere ai doveri quotidiani con generosità autentica, camminando con linguaggio chiaro e animo pacificato lungo le vie della tua volontà. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno i primi e i primi, gli ultimi”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La parabola degli operai della vigna scardina alla radice i parametri con cui misuriamo i rapporti umani e la nostra relazione con Dio. L’uscita continua del padrone, dall’alba fino all’ora più tarda del pomeriggio, rivela una sollecitudine instancabile che non si rassegna a vedere alcuno scartato o lasciato in disparte sulla piazza del mondo. Nel momento della ricompensa serale, l’equità formale della contrattazione lascia il posto alla pura gratuità: dare a tutti la stessa paga non costituisce un’ingiustizia verso i primi, ma la manifestazione di una bontà sovrana che assicura a ciascuno il necessario per vivere.
La mormorazione dei lavoratori della prima ora mette a nudo una delle manifestazioni più insidiose dell’animo umano: trasformare il dono e la grazia in un motivo di recriminazione contabile. Chi ragiona secondo la logica del merito esclusivo non riesce a gioire della benevolenza riversata sugli altri, lasciando che il veleno dell’invidia ottenebri la vista e trasformi la fatica quotidiana in un peso insopportabile. Si cade così in un agnosticismo pratico dove l’appartenenza alla comunità o l’adempimento dei doveri religiosi non nascono dall’amore per il Signore, ma dalla pretesa di vantare privilegi e di giudicare con alterigia chi è arrivato dopo.
Questo monito tocca da vicino il tessuto delle nostre attività professionali e delle relazioni di questo mercoledì. Siamo chiamati a vigilare sulle dinamiche di coordinamento e di lavoro condiviso, evitando di coltivare risentimenti per i riconoscimenti altrui o di cedere alla sterile lamentela. Vivere la trasparenza evangelica significa compiere la propria parte con precisione e fedeltà, rallegrandosi sinceramente per ogni bene che si manifesta attorno a noi, consapevoli che dinanzi a Dio l’unica vera grandezza risiede nell’umiltà del cuore.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA
La pagina evangelica odierna ci sprona a purificare le nostre motivazioni e a bandire ogni confronto malevolo nei confronti del prossimo.
Oggi impegnati a svolgere con scrupolosa cura le tue mansioni lavorative e i tuoi impegni ordinari, senza misurare continuamente il tuo operato con quello altrui e senza ricercare compensi o privilegi eccezionali. Quando avverti sorgere il moto interiore del confronto o dell’insofferenza verso un collaboratore o un familiare, fermati e formula nel segreto una parola di apprezzamento sincero per la sua persona, custodendone la dignità con linguaggio limpido. Nella verifica serale, esamina con severa onestà se hai lavorato per la gioia di servire o se hai lasciato spazio al mormorio, rinnovando la tua gratitudine per la bontà con cui il Signore continua a chiamarti al suo servizio.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
