Pensiero del giorno 19 ottobre 2026

 

PREGHIERA DEL MATTINO

O Signore Gesù, che rifiuti di farti arbitro di liti terrene per richiamare la nostra anima al valore eterno della vita dinanzi al Padre, accogli la nostra preghiera al principio di questa nuova settimana lavorativa. Ti chiediamo di strappare dal nostro intimo il veleno della cupidigia, l’ansia dell’accumulo e l’illusione di poter fondare la nostra sicurezza sui granai terreni e sulle fortune del secolo. Donaci la libertà evangelica e il distacco austero di san Pietro d’Alcantara, affinché sappiamo impiegare i beni materiali con giustizia sobria, senza mai lasciarcene asservire il cuore. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo attendere ai compiti professionali e ai doveri familiari con operosa dedizione, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla pienezza del tuo Regno eterno. Amen.

 

IL VANGELO DI OGGI

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12, 13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. Disse poi una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. 

 

UNA RIFLESSIONE PER TE

 

La richiesta rivolta a Gesù da un uomo della folla smaschera la tentazione ricorrente di ridurre la religione a strumento di contesa materiale: ci si accosta alla Parola di Dio non per convertire il cuore, ma per cercare una legittimazione autorevole ai propri interessi patrimoniali. Il rifiuto del Signore è netto e perentorio; egli non si presta a fare da notaio delle ambizioni umane, ma risale subito alla radice infetta del conflitto: la bramosia del possesso che lacera le relazioni fraterne e acceca la coscienza.

La parabola del ricco stolto rivela con spietata lucidità il soliloquio sterile dell’uomo ripiegato su se stesso. Nel suo ragionamento non c’è traccia di gratitudine verso il Cielo per l’abbondanza del raccolto, né sguardo di compassione verso chi langue nella miseria: ci sono solo i suoi magazzini, i suoi beni e una falsa promessa di riposo e gaudio prolungato negli anni. Qui si consuma il nucleo tragico dell’agnosticismo pratico, in cui l’uomo programma il proprio avvenire escludendo la sovranità di Dio e rimuovendo il dato ineludibile della morte, convinto che la pienezza della vita coincida con la moltiplicazione delle garanzie economiche. Il verdetto divino («Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita») manda in frantumi quell’architettura effimera, rivelando che l’accumulo egoistico rende l’anima miserabile e nuda dinanzi al tribunale eterno.

Questo severo ammonimento si cala con forza nella ripresa dei nostri impegni di lavoro e nelle dinamiche di questo lunedì. Con quanta facilità, nell’attività professionale, nella gestione dei contratti o nelle questioni di famiglia, lasciamo che l’ansia del guadagno o la tutela inflessibile del nostro tornaconto soffochino la generosità e la lealtà? Vivere l’onestà del Vangelo richiede di svolgere le proprie mansioni con scrupolosa competenza ed esattezza, custodendo al tempo stesso un animo sobrio e distaccato, pronti a condividere le risorse con chi si trova nel bisogno e consapevoli che l’unico tesoro duraturo è quello intessuto di opere buone e giustizia incorrotta.

 

UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!

 

La liturgia odierna e l’esempio di san Pietro d’Alcantara ci esortano a purificare il nostro rapporto con i beni terreni attraverso scelte concrete di sobrietà.

Oggi vigila attentamente sulle tue reazioni interiori di fronte a una spesa, a una contesa economica o a una gestione di denaro nell’ambito del lavoro o della casa, astenendoti da qualsiasi attaccamento ansioso o avidità di calcolo. Compi una rinuncia volontaria a una comodità superflua o fai un gesto concreto di soccorso discreto verso una persona in difficoltà materiale, arricchendo dinanzi a Dio ciò che spenderesti per un piacere passeggero. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sul centro dei tuoi desideri nelle ore trascorse, domandandoti se hai agito da amministratore saggio e generoso della provvidenza ricevuta o se hai coltivato le illusioni del ricco stolto che confida unicamente nei propri granai terreni.

 

BUONA GIORNATA E BUONA SETTIMANA, IL SIGNORE TI BENEDICA.