Pensiero del giorno 2 luglio 2023

 

Domenica Tredicesima del tempo ordinario

Anno A

Che io muoia al peccato e viva per Dio in Cristo Gesù

(Rm 6, 11)

La liturgia della parola conduce oggi a considerare le caratteristiche del vero discepolo di Gesù. Il Signore stesso le tratteggia con parole austere sulle quali non si può sorvolare: «Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di mee chi non prende la sua croce e non viene dietro a me non è degno di me» (Mt 10,37-38). La sequela di Gesù esige un’adesione radicale che si esprime in un amore totalitario, superiore ad ogni altro amore; Gesù dev’essere amato più dei genitori. Più dei figli, più di sé stessi, più della vita. Questo non significa negarsi agli affetti della famiglia o del prossimo- cosa assolutamente contraria alla legge di Dio- ma non anteporre mai l’amore per le creature all’amore per Cristo. Quando le circostanze della vita mettono di fronte a un bivio: o le creature o Dio, il Cristiano deve essere deciso nella scelta, anche se dovesse imporre al proprio cuore dei gravi sacrifici. Del resto l’uomo diventa capace di un amore più grande verso il prossimo e gli stessi congiunti proprio quando ha consegnato tutto il suo cuore a Cristo, perché soltanto l’amore soprannaturale può far superare tutte le barriere e le riserve dell’egoismo. Il monito di Gesù a prendere la croce e a seguirlo si risolve appunto, in gran parte, nel superamento dell’egoismo, che mentre impedisce l’amore verso Dio ostacola anche quello verso il prossimo e perfino verso i familiari. E se per essere fedeli a Cristo è talvolta necessario contraddire le creature, queste non sono disamate, ma anzi amate con un amore più vero, che mentre non accondiscende a compromessi è capace di innalzarle a Dio.

«Chi ha trovato la sua vita, la perderà- dice ancora Gesù-; e chi ha perduto la sua vita per me la troverà». Come consegnando tutto il cuore a Cristo, l’uomo lo ritrova arricchito di una divina potenza di amore, così rinunciando a sé stesso fino al limite estremo- la perdita della vita- ritrova in Cristo la vera vita, quella eterna che nessuno può togliergli. A pochi è chiesto di testimoniare il proprio amore fino a dare la vita per Cristo; ma ad ogni cristiano è chiesto di vivere con disposizioni tali da non indietreggiare mai di fronte al sacrificio.

In questa luce va a meditata la seconda lettura nella quale San Paolo ricorda ai cristiani i loro doveri di battezzati «nella morte» di Cristo. Con frase incisiva dice: «siamo stati sepolti insieme a lui… nella morte» (Rm 6,4). Non solo morti con Cristo, ma addirittura «sepolti» nella sua morte quella morte che ha distrutto il peccato. La conseguenza è chiara: il battezzato dev’essere così morto al peccato da eliminarlo dalla sua vita. Un comportamento diverso è considerato cosa anormale dall’Apostolo; secondo il suo pensiero chi è stato battezzato nella morte di Cristo deve risuscitare per sempre con Lui e come Lui a «una vita nuova». E la «novità consiste nella liberazione dal peccato. San Paolo ha compreso a fondo le esigenze della sequela di Cristo. Bisogna dunque ripetere che è necessario morire, a quanto distoglie dal servizio generoso del Signore, rinunciare a tutto quello che compromette la preferenza assoluta, il primato di amore dovuti a lui. Solo così il Cristiano è degno discepolo di Cristo, intimamente associato alla morte e alla vita di lui. «Nel morire, infatti, Egli morì una volta per sempre al peccato, nel vivere invece, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù».

 

Da: Padre Gabriele di Santa M maddalena, Intimità divina, Roma 2021, pag 878-880

Santa Domenica!

*Proponiamoci in questo mese di onorare il Preziosissimo Sangue di Gesù