Pensiero del giorno 20 marzo 2025
Don Mario Proietti, C.PP.S.:
Giovedì della II Settimana di Quaresima
Tema del giorno: “La luce che trasfigura il cuore: liberi dalle ricchezze per il Regno di Dio”
Letture del giorno: Ger 17,5-10 – Sal 1 – Lc 16,19-31
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Il Vangelo ci invita a riflettere su quanto sia difficile, per coloro che sono legati alle ricchezze, entrare nel regno di Dio. Gesù ci chiama a un cambiamento radicale: liberare il nostro cuore dal peso degli interessi e dell’egoismo, affinché possiamo aprirlo alla carità e al servizio dei poveri. In questo percorso, le Scritture – dall’amara denuncia del profeta Geremia, passando per l’inno di chi confida nel Signore, fino alla parabola del ricco e di Lazzaro – ci mostrano che i veri tesori sono quelli che nulla può intaccare, perché non si trovano nelle cose materiali, ma nell’amore che doniamo agli altri.
1. Il Peso delle Ricchezze e la Difficoltà di Accedere al Regno
• L’Avvertimento di Gesù (Lc 18,24): “Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!” Questa esortazione di Gesù ci scuote, invitandoci a rivedere le priorità del nostro cuore. Le ricchezze, pur offrendo comfort e sicurezza, possono appesantire l’anima e offuscare la nostra capacità di vedere il povero che giace alla nostra porta.
• Il Richiamo a un Cambiamento Radicalo: Il nostro io, spesso focalizzato sull’approvazione e sul benessere personale, deve essere trasformato. La vera privazione, agli occhi di Dio, non è l’assenza di beni, ma la liberazione del cuore dall’egoismo e dalla bramosia. Solo così potremo scoprire il valore dei tesori eterni.
2. Confidare nel Signore e Non nelle Cose Effimere (Ger 17,5-10 – Sal 1)
• La Fiducia nel Padre: Il profeta Geremia ci ammonisce: “Maledetto chi confida nell’uomo e pone nella carne il suo sostegno, ma benedetto chi confida nel Signore.” Questo invito è un richiamo a spostare la nostra fiducia dalle ricchezze terrene a quella del Padre, fonte incommensurabile di vita e speranza.
• Essere come un Albero Piantato: Il Salmo 1 ci descrive l’uomo che confida nel Signore come un albero piantato lungo un corso d’acqua, che dà frutto a suo tempo e le cui foglie non appassiscono. Tale immagine ci ricorda che, radicando la nostra vita nell’amore divino, possiamo prosperare anche nei momenti di siccità spirituale.
3. Il Confronto tra il Ricco e Lazzaro (Lc 16,19-31)
• Un Contrasto Tra Mondo e Eternità: Nel Vangelo, Gesù racconta la parabola del ricco e di Lazzaro, evidenziando il destino finale di chi si affida alle ricchezze e ignora il povero. Il ricco, che nella vita si compiaceva dei suoi beni, si ritrova nei tormenti, mentre Lazzaro, umile e dimenticato, è consolato accanto ad Abramo.
• Il Tesoro del Cuore Povero: Questa parabola ci insegna che i veri tesori non sono quelli materiali, ma il frutto di un cuore aperto e misericordioso. Donando ciò che abbiamo – che si tratti di beni, talento o tempo – possiamo accumulare ricchezze spirituali che nulla potrà mai intaccare.
4. Attualizzazione della Parola: Vivere il Vero Tesoro
• Rinnovare il Cuore attraverso la Carità: Ogni giorno, cerchiamo di liberarci dagli attaccamenti che oscurano il nostro spirito. Meditiamo sul messaggio di Gesù e domandiamo al Signore di rinnovare il nostro cuore, affinché possiamo abbandonare l’egoismo e tendere una mano generosa verso chi è nel bisogno.
• Mettere al Servizio dei Poveri le Nostre Risorse: Trasformiamo le nostre ricchezze – materiali o personali – in strumenti di carità. Quando offriamo il nostro aiuto con umiltà, stiamo accumulando veri tesori nel Regno di Dio. Questi gesti, piccoli o grandi, ci aiutano a vedere oltre l’apparenza e a riconoscere il volto del povero, manifestazione dell’amore di Dio.
• Rafforzare la Comunità di Fede: Condividiamo il cammino con la nostra comunità, sostenendoci reciprocamente nel mettere in pratica questi insegnamenti. La comunione e la solidarietà rafforzano la nostra capacità di vivere secondo il Vangelo, trasformando il nostro agire quotidiano in un continuo atto di adorazione al Padre.
Il Vangelo ci ricorda che il vero tesoro si trova nel cuore che sa donarsi agli altri. Le ricchezze, se non gestite con saggezza e generosità, possono diventare un ostacolo alla nostra crescita spirituale. Affidiamoci al Padre, liberiamo il nostro cuore dalle catene dell’egoismo e mettiamo al servizio dei poveri tutto ciò che abbiamo. Solo così potremo sperimentare la luce che trasfigura, conquistando per noi un posto nel Regno di Dio, dove i tesori eterni sono la vera ricchezza.
Preghiamo affinché il Signore ci guidi nel rinnovamento del cuore e ci doni la forza di mettere in pratica, ogni giorno, l’amore e la carità che trasformano la nostra vita, rendendoci veri testimoni della Sua luce eterna.
Omelia
Fratelli e sorelle amati nel Sangue di Cristo, il cammino della Quaresima ci invita oggi a fermarci dinanzi alla Parola che ci provoca e ci spinge a una riflessione profonda sul valore delle ricchezze e sulla libertà interiore che siamo chiamati a conquistare. Gesù ci ammonisce con parole forti: quanto è difficile per coloro che sono legati ai beni materiali entrare nel Regno di Dio. Non si tratta solo di una questione di possesso, ma di un attaccamento del cuore che ci imprigiona, che ci fa vivere chiusi in noi stessi, incapaci di vedere il povero alla nostra porta, incapaci di riconoscere nei più piccoli il volto di Cristo. La vera povertà non è l’assenza di beni, ma l’incapacità di donare, di condividere, di aprire il cuore. La luce di Dio trasfigura il cuore quando esso è libero, quando non cerca sicurezza nei beni ma nell’amore, quando non si appoggia su certezze umane ma si affida totalmente al Padre.
Il profeta Geremia ci mette in guardia: maledetto l’uomo che confida nell’uomo e pone nella carne il suo sostegno. Benedetto, invece, chi confida nel Signore, perché sarà come un albero piantato lungo un corso d’acqua, che non teme il caldo e non smette di dare frutto. È questa la logica del Vangelo, una logica che ci chiama a spostare il nostro sguardo dalle cose passeggere ai tesori eterni. Se il nostro cuore è radicato in Dio, non conosceremo la paura, perché la nostra sicurezza sarà la Sua presenza, la Sua provvidenza, la Sua fedeltà incrollabile. Ma se confidiamo nei beni terreni, se cerchiamo sicurezza nel denaro, nel successo, nel potere, il nostro cuore diventa sterile, incapace di amare, incapace di riconoscere i bisogni degli altri.
Gesù ci narra la parabola del ricco e di Lazzaro. Un contrasto stridente tra due vite: il primo avvolto nel lusso e nell’indifferenza, il secondo coperto di piaghe e abbandonato davanti alla porta di chi avrebbe potuto aiutarlo. Eppure, nel tempo di Dio, le sorti si capovolgono: il ricco si ritrova nella sofferenza, mentre Lazzaro è consolato nel seno di Abramo. Non è una condanna ai beni materiali, ma all’egoismo che chiude gli occhi e il cuore. Il ricco non ha fatto nulla di male, se non ignorare il povero, se non vivere solo per sé stesso. Questa parabola è uno specchio nel quale ognuno di noi è chiamato a riflettersi: chi è il Lazzaro che giace alla nostra porta e che facciamo fatica a vedere? Quali sono le ricchezze che ci impediscono di amare davvero, di essere liberi, di accogliere con cuore aperto?
Il salmista ci ricorda che il giusto è come un albero che dà frutto a suo tempo, che si nutre della legge del Signore e non si lascia travolgere dal vento delle illusioni mondane. Ecco la chiave: radicare la nostra vita nella Parola, lasciarci trasformare da essa, permettere che sia essa a orientarci e non le logiche di questo mondo. Se la nostra sicurezza è in Dio, non avremo paura di donare, non avremo paura di condividere, non avremo paura di spogliarci di ciò che appesantisce il cuore. L’amore è l’unica ricchezza che resta, l’unico tesoro che nessuno può portarci via, l’unica realtà che ci accompagna nell’eternità.
Come possiamo allora tradurre questa Parola nella nostra vita? Anzitutto, chiedendo al Signore un cuore libero. Libero dall’attaccamento ai beni, libero dalla paura di perdere, libero dall’egoismo che ci chiude all’altro. Poi, imparando a vedere. A vedere il povero, a riconoscerlo, a non passargli accanto con indifferenza. Ognuno di noi ha qualcuno che lo aspetta, che spera in un gesto, in una parola, in un aiuto concreto. Infine, mettendo in pratica la carità. Non solo con offerte e donazioni, ma con gesti quotidiani di attenzione, di ascolto, di condivisione. Il Regno di Dio si costruisce così, con piccoli atti d’amore che fanno la differenza, con vite donate per gli altri, con un cuore capace di sperare e di credere nella provvidenza del Padre.
San Francesco d’Assisi diceva: quello che tratteniamo per noi lo perdiamo, quello che doniamo è nostro per sempre. Questa è la logica del Vangelo, questa è la luce che trasfigura il cuore. Il ricco della parabola ha trattenuto tutto per sé e ha perso tutto. Lazzaro, che non aveva nulla, ha guadagnato il Regno. Oggi siamo chiamati a scegliere: su quale tesoro vogliamo costruire la nostra vita? Chiediamo al Signore di donarci un cuore libero, un cuore povero di sé stesso e ricco di amore, un cuore capace di fidarsi e di affidarsi, per camminare nella luce che trasfigura e ci apre le porte del Regno. Che il Signore ci conceda di vivere la vera ricchezza, quella che non si misura in oro e argento, ma nell’amore donato senza riserve, nella carità vissuta con gioia, nella libertà di chi sa che tutto è grazia e che tutto ciò che doniamo, in realtà, lo riceviamo in abbondanza dal cuore misericordioso del Padre.