Pensiero del giorno 21 marzo 2025
Don Mario
Venerdì della II Settimana di Quaresima
Tema del giorno: “La luce che trasfigura il cuore: purificazione dalla gelosia”
Letture del giorno: Gen 37,3-4.12-13.17-28 – Sal 104 – Mt 21,33-43.45
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
In questo venerdì la Chiesa ci prepara al mistero del Venerdì Santo, ricordandoci che Gesù, pur venendo ucciso per salvarci, ha sofferto per le offese che derivano dalla gelosia e dal tradimento. Le Scritture di oggi ci mostrano due immagini forti: quella di un fratello odiato e tradito – l’episodio di Giuseppe, simbolo di una ferita che ha segnato l’umanità sin dal peccato originale – e la parabola dei vignaioli assassini, che ci fa penetrare nel dolore di Gesù, respinto e ucciso dai suoi stessi fratelli spirituali. Questi testi ci invitano a purificare il cuore, eliminando ogni traccia di ostilità e gelosia, per non accogliere, anche involontariamente, la tentazione dell’odio.
1. La Ferita del Cuore: Il Tradimento Fraterno (Gen 37,3-4.12-13.17-28)
• L’Immagine di Giuseppe e il Dolore del Tradimento: Nel racconto della Genesi, Giuseppe, amato dal padre e oggetto di gelosia da parte dei fratelli, diventa la prima immagine della sofferenza umana. La gelosia, come si vede in questo episodio, è una ferita profonda che nasce sin dall’inizio dei rapporti umani, ostacolando il sorgere dei sentimenti fraterni e preparando il terreno per il tradimento.
• Prefigurazione del Mistero Pasquale: Questa ferita, che ha avuto origine dal peccato originale, prefigura il dolore di Gesù, tradito dai suoi stessi fratelli e ucciso per redimere l’umanità. È un invito a esaminare le nostre anime, a chiedere a Dio una purificazione più profonda, perché anche il più piccolo sentimento di ostilità possa evolversi in odio se non viene curato.
2. La Luce che Ricorda le Meraviglie del Signore (Sal 104)
• La Memoria delle Meraviglie Divina: Il Salmo 104 ci ricorda le opere potenti del Signore, che attraverso la storia ha mostrato la sua fedeltà e il suo piano di salvezza. In particolare, il salmista ricorda come Giuseppe, venduto come schiavo, sia stato poi elevato dal Signore a guida e salvezza per molti.
• La Speranza nella Trasformazione: Questa memoria delle meraviglie ci spinge a credere che, nonostante le ferite e i tradimenti, la luce di Dio può ancora trasformare la nostra vita. In ogni sofferenza, in ogni atto di ingiustizia, c’è la possibilità di una redenzione che solo il Padre sa donare.
3. La Parabola dei Vignaioli Assassini: Il Rifiuto dell’Erede (Mt 21,33-43.45)
• Il Rifiuto dell’Erede e il Dolore di Gesù: Nel Vangelo di Matteo, Gesù racconta la parabola dei vignaioli assassini, rivolta ai capi dei sacerdoti e agli anziani, per mostrare come essi abbiano rifiutato l’Erede, proprio come i vignaioli uccisero il figlio del padrone per impossessarsene. Questo racconto rappresenta la sofferenza profonda di Gesù, tradito e ucciso dai pastori del suo popolo.
• Il Richiamo alla Purificazione del Cuore: La parabola ci mette di fronte alla realtà che molti, pur volendo conservare l’eredità del cristianesimo, finiscono per sopprimere l’Erede, accontentandosi di una spiritualità vuota e priva di Dio. È un monito a non accettare nei nostri cuori il seme dell’ostilità e dell’egoismo, ma a rinnovarci nella fede e nell’amore.
4. Attualizzazione della Parola: Vivere il Vangelo Ogni Giorno
• Purificare il Cuore dalla Gelosia e dall’Odio: Esaminiamo attentamente le nostre emozioni, chiedendo al Signore di purificare il nostro cuore da ogni traccia di gelosia e ostilità. Non permettiamo che il rancore si insedi, ma apriamo il cuore al perdono e alla carità, praticando la misericordia che trasforma.
• Abbracciare l’Erede nella Nostra Vita Quotidiana: Facciamo un passo concreto per mettere al servizio dei poveri e degli emarginati tutto ciò che possediamo, affinché le nostre azioni diventino testimonianza vivente del Vangelo. In questo modo, non solo onoreremo la memoria di Gesù, ma costruiremo anche una comunità basata su giustizia, condivisione e amore fraterno.
• Condividere il Cammino con la Comunità: Nel contesto della nostra comunità, incoraggiamoci a vicenda a rinnovare la nostra fede, a vivere la purificazione interiore e a testimoniare la luce che trasfigura. La nostra unione nel Cristo risorto è il fondamento su cui si erige una vera spiritualità, capace di resistere alle tentazioni dell’egoismo.
Oggi siamo chiamati a meditare sulle ferite profonde del tradimento umano, prefigurazione della sofferenza di Cristo, e a chiedere la grazia di purificare il nostro cuore da ogni sentimento di gelosia e ostilità. Attraverso le immagini di Giuseppe tradito e della parabola dei vignaioli assassini, il Vangelo ci invita a prenderci carico del nostro dolore e a convertirlo in amore, accettando l’Erede con una fede rinnovata.
Preghiamo affinché il Signore ci illumini e ci purifichi, affinché possiamo abbracciare la Sua luce trasfigurante e rendere la nostra vita un continuo atto di amore e fedeltà, testimoniando con fermezza l’unione con Gesù, il nostro vero Salvatore.
Omelia
Fratelli e sorelle amati nel Sangue di Cristo, oggi la Parola di Dio ci conduce nel mistero della gelosia e del tradimento, due ferite profonde che attraversano la storia dell’umanità e che trovano il loro compimento nella passione di Cristo. La storia di Giuseppe, venduto dai fratelli per invidia, e la parabola dei vignaioli omicidi ci mostrano come il cuore umano, se non purificato, possa diventare prigioniero dell’odio e dell’avidità. Gesù, il Figlio inviato dal Padre, è rifiutato, scartato, messo a morte da coloro che avrebbero dovuto accoglierlo. Eppure, proprio nel suo rifiuto si manifesta la gloria di Dio, proprio nella sua croce si rivela la vera vittoria, quella dell’amore che non si lascia vincere dal male.
Il libro della Genesi ci presenta Giuseppe come figura del Cristo. Amato dal padre, oggetto di gelosia da parte dei fratelli, viene gettato in una cisterna e venduto come schiavo. La gelosia acceca, rende incapaci di vedere l’altro come fratello, spegne l’amore e alimenta il desiderio di possesso. È un veleno sottile che si insinua nel cuore e lo corrode lentamente, portandoci a vedere l’altro come un ostacolo, come un nemico. Anche Gesù ha vissuto questa esperienza: i capi del popolo, mossi dall’invidia, lo hanno consegnato per essere crocifisso. Ma Dio sa trasformare il male in bene, la morte in vita, il rifiuto in salvezza. Giuseppe, il venduto, diventa il salvatore dell’Egitto. Gesù, il crocifisso, diventa il Salvatore del mondo.
Il Salmo 104 ci invita a ricordare le meraviglie del Signore. Dio è fedele, anche quando l’uomo si smarrisce, anche quando il cuore si chiude alla grazia. Nella storia della salvezza vediamo come il Signore sa trarre il bene anche dagli eventi più dolorosi. Giuseppe, abbandonato dai fratelli, è innalzato. Gesù, rifiutato dagli uomini, è glorificato dal Padre. Questo ci dona speranza: le nostre sofferenze, i nostri rifiuti, i nostri dolori, se vissuti in Dio, possono diventare strumenti di grazia. Nulla è perduto per chi si affida al Signore, nulla è inutile per chi confida nella sua misericordia.
Nel Vangelo, la parabola dei vignaioli omicidi ci pone di fronte a una scelta: accogliere l’Erede o rifiutarlo. I vignaioli della parabola vogliono impossessarsi della vigna, vogliono essere padroni, non servitori. Il loro peccato più grande non è solo il rifiuto del Figlio, ma la pretesa di sostituirsi a Dio, di decidere da soli il proprio destino. Questa è la radice di ogni peccato: voler essere padroni della propria vita senza riconoscere che tutto è dono. La gelosia nasce proprio da qui: dall’incapacità di riconoscere che tutto ciò che abbiamo viene da Dio, che i doni degli altri non tolgono nulla a noi, ma sono parte di un disegno più grande. Se imparassimo a vedere con occhi di fede, scopriremmo che la vigna non è nostra, ma di Dio, e che siamo chiamati non a possedere, ma a custodire e a servire.
Come possiamo allora vivere questa Parola nella nostra quotidianità? Anzitutto, chiedendo al Signore di purificare il nostro cuore da ogni forma di gelosia e di invidia. Ognuno di noi, nel profondo, ha sperimentato questa tentazione: desiderare ciò che non abbiamo, confrontarci con gli altri, sentirci minacciati dai loro doni. Ma il Signore ci chiama a un cammino diverso, a una libertà nuova: la libertà di gioire per il bene degli altri, la libertà di servire senza aspettarci nulla in cambio, la libertà di amare senza paura. Poi, imparando a riconoscere Gesù nell’altro, soprattutto in chi è scartato, rifiutato, messo da parte. Il povero, l’escluso, il sofferente sono i nuovi Giuseppe, i nuovi Cristo, coloro che il mondo rifiuta ma che Dio esalta. Infine, vivendo con gratitudine. La gelosia nasce quando dimentichiamo di essere amati, quando non riconosciamo i doni che abbiamo ricevuto. La gratitudine è la via per spezzare la catena dell’invidia e per vivere nella gioia.
Oggi il Signore ci chiama a essere vignaioli fedeli, custodi del suo amore, seminatori di pace. Che la nostra vita non sia un campo di lotta e di rivalità, ma un luogo di accoglienza e di fraternità. Guardiamo a Gesù, il Servo sofferente, il Figlio rifiutato, e impariamo da Lui la vera vittoria: quella dell’amore che si dona, dell’umiltà che si abbassa, della fiducia che non vacilla. Che il Signore ci conceda un cuore libero, un cuore capace di vedere nell’altro un fratello e non un rivale, un cuore trasfigurato dalla sua luce, pronto ad accogliere l’Erede e a costruire con Lui il Regno di Dio.