Pensiero del giorno 22 settembre

Ave Maria!

“E cercava di vederlo” Lc 9,7-9

“Dato che gli Apostoli in questa loro prima missione, fecero molte guarigioni, si determinò certamente un movimento popolare in tutti i luoghi dove andarono, e questo giunse agli orecchi di Erode. Il tetrarca, però, non si preoccupò tanto degli Apostoli quanto di Gesù, da essi annunciato. Questa circostanza ci fa capire con quanta fedeltà ed entusiasmo gli Apostoli, dovettero parlare del Maestro Divino. I miracoli che essi operavano li riferivano a Lui, e i paesi dove si recavano risuonavano del nome di Lui, fra grandi benedizioni.

Erode, che per la stessa sua astuzia e per timore di perdere il regno vigilava su tutti come succede nei regimi autoritari e tiranni, s’ informò da parecchie persone e in diversi modi chi fosse Gesù. Le risposte che ebbe erano  disparate, e quella che diceva che fosse Giovanni Battista risorto da morte gli sembro addirittura assurda, essendo egli certo di averlo fatto decapitare. Per lui, perfido, impuro e materialista, era inconcepibile che un decapitato potesse rivivere. Rimase, perciò, ancora più preoccupato e cercava di vedere Gesù, ma voleva farlo senza dargli importanza. E’ questa la ragione per la quale godette molto quando Pilato, nei giorni della Passione, lo mando a Lui. Egli riuscì a vederlo, allora, perché era il momento del potere delle tenebre ed egli era tutto tenebre di delitti e d’ iniquità, ma non poté ascoltare da Lui alcuna parola perché non  ne era capace.

Il Signore non si fa trovare da chi lo cerca per vana curiosità o per malanimo né va dalle persone che non accolgono la sua parola; per cercare Gesù e trovarlo bisogna essere pentiti, penitenti e puri, e correre da Lui per averne la vita. Quanti cuori traviati come Erode sentono parlare di Gesù in vario modo e vogliono farsene un’idea, ma solo come una curiosità storica, e attingono le loro cognizioni da fonti falsate, restando sempre più confusi!”

Da: Commento ai Vangeli del Servo di Dio Dolindo Ruotolo

Cosa possiamo cogliere oggi dal Vangelo?, Erode cosa vuole dirci?

Don Dolindo ce lo ha detto. Anzitutto dobbiamo cercare Gesù.., ma per trovarlo occorre essere “pentiti, penitenti e puri”. Ma ricordiamoci anche che è Gesù che spesse volte deve cercarci per riprenderci quando corriamo via da Lui; per questo per ritrovarlo abbiamo bisogno del cuore pentito. Solo con il vero e profondo pentimento potremmo contemplare il Suo Volto e non perderlo.

Non imitiamo certo Erode che voleva vedere Gesù per curiosità, e il suo cuore era pieno di malvagità.

SANTA GIORNATA!

Mese dell’Addolorata

Settimo dolore: SEPOLTURA DI GESÙ

Giuseppe d’Arimatea, nobile decurio­ne, volle avere l’onore di dare la sepol­tura al corpo di Gesù e diede un sepolcro nuovo, scavato nella viva pietra, poco di­stante dal posto ove il Signore era stato crocifisso. Comprò una sindone per avvol­gervi le sacre membra.

Gesù morto fu trasportato con mas­simo rispetto alla sepoltura; si formò un mesto corteo: alcuni discepoli portavano il cadavere, le pie donne seguivano com­mosse e tra loro stava la Vergine Addo­lorata; anche gli Angeli invisibilmente fa­cevano corona.

Il cadavere fu deposto nel sepolcro e, prima di essere avvolto nella sindone e legato con le bende, Maria diede l’ultimo sguardo al suo Gesù. Oh, come avrebbe voluto la Madonna restare sepolta col Di­vin Figlio, pur di non abbandonarlo!

Si avanzava la sera ed era necessario lasciare il sepolcro. Dice San Bonaventura che Maria al ritorno passò da quel posto ov’era ancora innalzata la Croce; la rimi­rò con affetto e dolore e baciò quel San­gue del Divin Figlio, che la imporporava.

L’Addolorata ritornò a casa con Gio­vanni, l’Apostolo prediletto. Andava così afflitta e mesta questa povera Madre, dice San Bernardo, che per dove passava muo­veva al pianto.

Straziante è ‘ la prima notte per una madre che perde il figlio; l’oscurità ed il silenzio portano alla riflessione ed al risveglio dei ricordi.

In quella notte, dice Sant’Alfonso, la Madonna non poteva riposare e le terri­ficanti scene della giornata le rivivevano nella mente. In tanta ambascia era so­stenuta dall’uniformità ai voleri di Dio e dalla ferma speranza della vicina ri­surrezione.

Consideriamo che anche per noi ver­rà la morte; saremo messi in un sepolcro e lì attenderemo l’universale risurrezione. Il pensiero che il nostro corpo dovrà glo­riosamente risorgere, ci sia di luce nella vita, di conforto nelle prove e ci sostenga in punto di morte.

Consideriamo inoltre che la Madonna, allontanandosi dal sepolcro, lasciò il Cuo­re sepolto con quello di Gesù. Anche noi seppelliamo il nostro cuore, con i suoi affetti, nel Cuore di Gesù. Vivere e mo­rire in Gesù; essere seppelliti con Gesù, per risorgere con Lui.

Il sepolcro che conservò per tre gior­ni il Corpo di Gesù, è simbolo del nostro cuore che conserva Gesù vivo e vero con la Santa Comunione. Questo pensiero è richiamato nell’ultima stazione della Via Crucis, quando si dice: O Gesù, fate che io vi possa ricevere degnamente nella Santa Comunione! –

Abbiamo meditato i sette dolori di Ma­ria. Il ricordo di quello che soffri la Ma­donna per noi, ci sia sempre presente.

Desidera la nostra Celeste Madre che i Figli non dimentichino le sue lacrime. Nel 1259 apparve a sette suoi devoti, che poi furono i fondatori della Congregazio­ne dei Servi di Maria; presentò loro una veste di colore nero, dicendo che se vo­levano farle piacere, meditassero spesso i suoi dolori e in memoria di essi portas­sero come abito quella veste nera.

O Vergine Addolorata, imprimete nel nostro cuore e nella nostra mente la me­moria della Passione di Gesù e dei vostri dolori!

ESEMPIO Il periodo della gioventù è assai peri­coloso per la purezza; se non si domina il cuore, può giungersi sino all’aberrazio­ne nella via del male.

Un giovane di Perugia, ardendo di a­more illecito e non riuscendo nel suo pes­simo intento, invocò il demonio per essere aiutato. Il nemico infernale si presentò in forma sensibile.

– Io ti prometto di darti l’anima mia, se tu mi aiuterai a commettere un pec­cato!

– Sei disposto a scrivere la promes­sa?

– Sì; e la firmerò col mio sangue! – L’infelice giovane riuscì a commettere il peccato. Subito dopo il demonio lo condusse vicino ad un pozzo; gli disse: Mantieni ora la tua promessa! Gettati in questo pozzo; se non lo farai, ti porterò all’inferno in anima e corpo! –

Il giovane, credendo di non potere più liberarsi dalle mani del maligno, non a­vendo il coraggio di precipitarsi, soggiun­se: Dammi tu stesso la spinta; io non oso gettarmi! –

La Madonna venne in aiuto. Il giovane teneva al collo l’abitino dell’Addo­lorata; da tempo lo portava. Il demonio soggiunse: Togli prima dal collo quel­l’abitino, altrimenti non posso A arti la spinta! –

Il peccatore comprese a queste parole l’inferiorità di Satana davanti alla po­tenza della Vergine e gridando invocò l’Addolorata. Il demonio, arrabbiato a vedersi sfuggire la preda, protestò, cercò d’intimorire con minacce, ma alla fine parti sconfitto.

Il povero traviato, grato alla Madre Addolorata, andò a ringraziarla e, penti­to dei suoi peccati, volle sospenderne an­che un voto, espresso in un quadro al suo Altare nella Chiesa di S. Maria La Nuo­va, in Perugia.