Pensiero del giorno 24 marzo 2025

 

Don Mario

Lunedì della III Settimana di Quaresima

Tema del giorno: “Chiamati alla conversione: rifiutare l’orgoglio”

Letture del giorno: 2 Re 5,1-15 – Sal 41 e 42 – Lc 4,24-30

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nazareth:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Le Scritture di oggi ci offrono due immagini contrastanti: da un lato la storia di Naaman, il lebbroso che, pur titubante, si purifica seguendo il semplice ordine di Dio, e dall’altro il Vangelo in cui Gesù, consapevole dell’ostilità e dell’odio che lo circondano nella sua patria, annuncia che nessun profeta è ben accetto in casa sua. Questi testi ci invitano a riflettere profondamente sulla nostra condizione di uomini chiamati alla conversione, esortandoci a riconoscere la nostra insufficienza e a lasciarci guidare dallo Spirito Santo, affinché la nostra pretesa sufficienza non ostacoli l’opera salvifica del Signore.

1. La Purificazione di Naaman: Un Invito alla Semplicità e all’Obbedienza

• Il Cammino della Guarigione: La storia di Naaman, comandante arameo, ci mostra come anche i cuori più orgogliosi possano essere purificati quando riconoscono la necessità di seguire un ordine divino semplice e diretto. Nonostante le sue aspettative e il suo orgoglio iniziale, Naaman si lasciò convincere di immergersi sette volte nel Giordano, trovando così la guarigione.

• Simbolo di Conversione: Questa esperienza ci ricorda che il cammino della conversione non richiede complessità, ma una sincera apertura a fare ciò che il Signore ci chiede, anche quando va contro le nostre aspettative o la nostra naturale inclinazione all’orgoglio.

2. L’Ostilità nella Propria Terra: La Verità che Spezza il Conforto dell’Abitudine

• Gesù, il Profeta Incompreso: Nel Vangelo di Luca (Lc 4,24-30), Gesù dichiara con forza che “nessun profeta è ben accetto nella sua patria”. Egli anticipa l’ostilità e l’odio che lo accompagneranno nel suo cammino verso la Passione. Questo annuncio ci mette di fronte a una dura realtà: anche all’interno delle comunità in cui ci si aspetterebbe amore e accoglienza, spesso regna il giudizio e l’indifferenza, alimentando una cultura di pretesa sufficienza.

• Una Sfida alla Nostra Umiltà: La dichiarazione di Gesù ci chiede di rinnovare la nostra umiltà. Non possiamo permettere che la nostra familiarità con il Vangelo ci porti a credere di non aver bisogno di conversione, rischiando così di diventare come i farisei, incapaci di riconoscere la nostra fragilità e il bisogno incessante di purificazione.

3. La Conversione come Riconoscimento della Nostra Fragilità

• Lo Spirito Santo e la Coscienza del Peccato: Spesso la nostra resistenza al cambiamento nasce dalla pretesa di essere già perfetti, dalla convinzione di non avere bisogno di ulteriori conversioni. Tuttavia, come insegna Giovanni Paolo II, solo lo Spirito Santo può donarci una giusta coscienza del nostro peccato, non per opprimerci, ma per renderci consapevoli della necessità di perdono, guarigione e salvezza.

• Accogliere il Perdono e la Grazia: Essere chiamati alla conversione significa riconoscere che il nostro percorso non è completo se non è costantemente rinnovato dalla grazia di Dio. È un invito a lasciar cadere l’orgoglio, ad accogliere la critica costruttiva dello Spirito e a permettere che la luce del Signore trasformi il nostro cuore.

4. Attualizzazione della Parola: Vivere la Conversione nel Quotidiano

• Esaminare il Proprio Cuore: Ogni giorno, fermiamoci in preghiera e meditiamo sulle parole del Vangelo. Chiediamo al Signore di farci vedere le zone d’ombra del nostro cuore, quelle parti rese dure dall’orgoglio e dalla pretesa sufficienza, e preghiamo affinché lo Spirito Santo ci illumini, affinché possiamo accogliere il perdono di Gesù.

• Agire con Umiltà: Pratichiamo atti concreti di carità e di perdono, riconoscendo che ogni piccolo gesto di umiltà è un segno della nostra conversione. Impegniamoci a mettere in discussione le nostre abitudini e a fare spazio per la grazia, senza temere di ammettere le nostre debolezze.

• Condividere il Cammino con la Comunità: Sosteniamoci a vicenda nella nostra comunità di fede, celebrando ogni esperienza di rinnovamento. Condividendo le nostre testimonianze, rafforziamo la consapevolezza che la conversione è un percorso continuo e che, insieme, possiamo rinnovarci nella luce di Cristo.

In questo giorno siamo chiamati a riflettere sul fatto che il nostro cammino di conversione è un invito costante a riconoscere la nostra fragilità e ad accettare la grazia che ci trasforma. La storia di Naaman ci insegna la forza dell’obbedienza semplice, mentre il Vangelo ci ammonisce contro l’orgoglio che ci impedisce di riconoscere il nostro bisogno di perdono.

Preghiamo affinché il Signore, attraverso lo Spirito Santo, illumini i nostri cuori, facendoci sperimentare il perdono e la liberazione che solo Lui può donare, e guidandoci nel nostro continuo cammino di conversione verso una vita di autentica umiltà e amore.

Omelia

Fratelli e sorelle amati nel Sangue di Cristo, il Signore vi chiama oggi a un cammino di conversione che passa attraverso il rifiuto dell’orgoglio. Questo viaggio spirituale non è semplice perché tocca le profondità del nostro essere, là dove spesso custodiamo le nostre resistenze più forti. L’orgoglio ci rende ciechi, ci fa credere di essere autosufficienti, ci impedisce di riconoscere la nostra fragilità e il nostro bisogno di Dio. Ma il Signore, nella sua infinita misericordia, ci offre sempre un’opportunità per cambiare, per rinnovarci, per liberarci da ciò che ci impedisce di essere pienamente suoi figli. Le Scritture di oggi ci pongono davanti a due immagini contrastanti: la storia di Naaman, il lebbroso che si lascia purificare obbedendo con semplicità all’ordine di Dio, e il rifiuto che Gesù incontra nella sua patria, dove la pretesa di conoscere già la verità impedisce di accogliere il profeta. Questi testi ci spingono a riconoscere la nostra insufficienza e a lasciarci guidare dallo Spirito Santo, affinché il nostro orgoglio non ostacoli l’opera salvifica del Signore.

Naaman, potente comandante arameo, si reca da Eliseo per essere guarito dalla lebbra, ma si scandalizza quando il profeta gli chiede di compiere un gesto semplice: immergersi sette volte nel Giordano. Solo quando rinuncia alla sua superbia e obbedisce, trova la guarigione. Questa storia ci insegna che la conversione non è un atto complicato, ma richiede una sincera apertura a ciò che Dio ci chiede, anche quando va contro la nostra logica umana. Troppe volte pretendiamo che Dio agisca secondo i nostri schemi, che si manifesti come noi vorremmo, che parli attraverso eventi straordinari. Ma il vero cammino di fede è fidarsi, è lasciarsi guidare anche quando non comprendiamo, è accettare che la salvezza può arrivare attraverso le vie più umili e ordinarie. Dio non ci chiede imprese eroiche, ma un cuore docile e disponibile ad accogliere la sua volontà.

Nel Vangelo, Gesù torna a Nazaret e proclama che nessun profeta è ben accetto nella sua patria. I suoi compaesani, che lo conoscevano fin da bambino, non riescono ad accettare che Egli possa essere il Messia. La loro pretesa di sapere già chi sia Gesù li acceca e li porta a rifiutarlo. Questa è la trappola dell’orgoglio spirituale: quando pensiamo di avere già tutto, ci chiudiamo alla novità di Dio. È un monito per noi: anche noi possiamo essere come la gente di Nazaret, abituati alla Parola ma incapaci di lasciarla trasformare il nostro cuore. Anche noi possiamo cadere nella presunzione di non aver bisogno di conversione, rischiando di rimanere sterili. La fede non è mai un possesso acquisito una volta per tutte, ma un cammino di rinnovamento continuo, un lasciarsi sorprendere ogni giorno dall’azione del Signore.

San Paolo ci ricorda che lo Spirito Santo è colui che ci dona la giusta coscienza del peccato, non per umiliarci, ma per aprirci alla salvezza. La conversione è un processo continuo, un cammino in cui ogni giorno siamo chiamati a rinnovarci, a lasciar cadere l’orgoglio e a far spazio alla grazia. Se ci illudiamo di essere già a posto, se ci chiudiamo alla voce del Signore che ci chiama a cambiare, rischiamo di perdere il dono della sua misericordia. Dio non ci impone il cambiamento, ma lo offre con amore, attendendo la nostra risposta. Quante volte ci siamo chiusi alla sua chiamata per paura di perdere ciò che crediamo di avere? Quante volte il nostro cuore è stato troppo indurito per accogliere la correzione? Oggi il Signore ci dice che non è mai troppo tardi, che la porta della conversione è sempre aperta, che il tempo della grazia è ora.

Come possiamo allora vivere questa Parola nel quotidiano? Innanzitutto, esaminando il nostro cuore con onestà, riconoscendo le nostre resistenze, i nostri peccati, le nostre durezze. Solo quando riconosciamo le nostre ferite possiamo lasciarci curare dal Signore. Poi, agendo con umiltà: accettando le correzioni con spirito di fede, cercando di ascoltare più che di parlare, mettendo al centro non il nostro io, ma la volontà di Dio. L’umiltà è la chiave per ogni vera conversione. Infine, condividendo il cammino con la comunità, aiutandoci a vicenda a crescere nella fede, senza giudicarci ma sostenendoci con amore. La conversione non è un cammino solitario, ma un processo che ci coinvolge come fratelli e sorelle, come Chiesa.

Oggi il Signore ci invita a lasciare ogni orgoglio, a riconoscere che solo Lui è il nostro Salvatore. Come Naaman, lasciamoci immergere nella sua grazia. Come i discepoli, apriamo gli occhi per riconoscere la presenza del Signore nella nostra vita. Non rimandiamo la conversione, ma lasciamoci trasformare oggi, perché solo chi si lascia modellare dalla misericordia può davvero vivere nella luce del Regno. Che il Signore ci doni un cuore docile, capace di accogliere la sua Parola, per camminare ogni giorno più vicini a Lui, nell’umiltà e nell’amore. Preghiamo affinché possiamo essere strumenti docili nelle mani di Dio, affinché possiamo lasciarci plasmare, purificare, trasformare, senza paura di perdere nulla, ma con la certezza che ciò che il Signore compie in noi è sempre per il nostro bene. Che il Sangue di Cristo, versato per amore, ci insegni la via dell’umiltà e della vera conversione, affinché possiamo essere testimoni autentici del suo amore.