Pensiero del giorno 25 settembre 2026
Don Mario Proietti, C.PP.S.:
VENERDÌ 25 SETTEMBRE. Nel calendario romano antico (Vetus Ordo) ricorre la memoria di S. CLEOFA, MARTIRE, discepolo del Signore e sposo di Maria di Cleofa, che la sera di Pasqua fu trafitto dal fuoco della divina Parola lungo la via di Emmaus nel riconoscere il Risorto allo spezzare del pane, per poi coronare con il
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che nel silenzio del raccoglimento orante sveli ai discepoli il mistero della tua divina persona e annunci la via della croce quale passaggio obbligato verso la gloria della risurrezione, accogli la nostra preghiera all’inizio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dall’adeguamento vile all’opinione comune, dal timore del giudizio altrui e da quella fede di comodo che cerca un Messia privo di sacrifici e di rinunce. Donaci la prontezza generosa di confessare il tuo nome non per vana abitudine verbale, ma con la saldezza di una condotta limpida e fedele al dovere. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo attendere ai compiti lavorativi e ai legami familiari con operosa giustizia, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla tua luce eterna. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9, 18-22)
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?”. Essi risposero: “Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto”. Allora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”. Pietro, prendendo la parola, rispose: “Il Cristo di Dio”. Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. “Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La duplice interrogazione di Gesù segna il discrimine decisivo tra la curiosità sociologica e il rischio della fede personale. La gente comune moltiplica definizioni lusinghiere, accostando il Maestro ai grandi profeti della storia sacra; eppure queste risposte, per quanto riverenti, restano alla superficie, incapaci di cogliere l’unicità del Figlio venuto dall’alto. Il secondo passaggio non consente rifugi dietro il sentito dire o le statistiche del consenso: («Ma voi chi dite che io sia?»). Qui la fede esige una presa di posizione singolare e irrevocabile, un atto di affidamento in cui l’uomo compromette la propria esistenza per aderire alla verità.
La confessione di Pietro («Il Cristo di Dio») raggiunge la vetta dottrinale, ma viene immediatamente ancorata alla cruda realtà dell’annuncio della Passione. L’agnosticismo pratico si annida con subdola frequenza nell’illusione di accogliere il titolo di Cristo rifiutando la necessità del patibolo. L’uomo contemporaneo accetta volentieri un cristianesimo ridotto a saggezza morale rassicurante, a filantropia disarmata o a rassicurazione psicologica, fuggendo lo scandalo del rifiuto da parte delle autorità terrene, la sofferenza innocente e la spoliazione dell’io. La sovranità di Dio si manifesta invece proprio dove la sapienza del mondo scorge un fallimento, chiedendo a chi lo segue di condividere il peso della fedeltà prima di ricevere la corona della vita.
Questo severo ammonimento si cala con esattezza nei nostri contesti lavorativi e nelle responsabilità di questo venerdì di penitenza. Con quanta frequenza, per timore di perdere la stima dei colleghi o di apparire antiquati e rigidi, stemperiamo la verità dei princìpi morali adeguandoci al pensiero dominante? Testimoniare il Cristo esige un’onestà intellettuale incorrotta, che non mendica l’approvazione delle maggioranze ma compie ogni singolo dovere con scrupolosa cura, lealtà verso gli impegni assunti e disinteresse personale, affrontando con animo sereno le incomprensioni e i sacrifici che l’integrità evangelica inevitabilmente comporta.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La pagina lucana e la disciplina penitenziale delle Quattro Tempora ci esortano a professare la signoria di Cristo attraverso scelte salde e concrete.
Oggi vivi con particolare sobrietà le ore di lavoro e il nutrimento corporale, offrendo una rinuncia volontaria per purificare il cuore dalla ricerca di compiacimenti materiali. Se in una discussione professionale o familiare sei tentato di tacere o di assentire a giudizi ingiusti per pura comodità relazionale, esprimi la tua opinione con pacata franchezza e rispetto, testimoniando la verità senza arroganza ma senza viltà. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa limpidezza su come hai risposto nella vita pratica alla domanda del Signore, domandandoti se le tue azioni hanno confessato la potenza redentrice della croce o se hanno cercato il facile riparo delle convenienze terrene.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
