Pensiero del giorno 3 aprile 2025

 

Don Mario

3 aprile 2025 Giovedì della IV Settimana di Quaresima

Tema del giorno: “Ritrovarsi figli e fratelli: la conversione che apre all’amore autentico”

Letture del giorno: Es 32, 7-14; Sal.105; Gv 5, 31-47.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.

Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.

E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.

Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.

Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?

Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Le letture di oggi ci immergono in una scena drammatica della storia biblica – la vicenda del vitello d’oro – e nell’appassionato discorso di Gesù sulla testimonianza che il Padre rende a Lui. Questi testi, in un primo sguardo, sembrano lontani fra loro. Eppure, se li consideriamo con attenzione, scopriamo che contengono un appello comune: riconoscere Dio come l’unico Signore, colui che ci salva e rinnova il nostro cuore, e ascoltare con docilità la Sua Parola che chiama alla conversione.

1. Un Popolo “dalla dura cervice” e la misericordia di Dio

Nel brano dell’Esodo (32,7-14), vediamo il popolo d’Israele commettere un grave tradimento: mentre Mosè si trova sul monte con il Signore, gli Israeliti si fabbricano un vitello di metallo fuso e lo adorano, dimenticando in fretta le meraviglie compiute da Dio per liberarli dall’Egitto. È un episodio che rivela tutta la fragilità umana: nonostante i doni ricevuti, la tentazione di cercare surrogati di Dio è sempre in agguato.

• La rabbia di Dio e l’intercessione di Mosè: L’ira del Signore, pronta a punire il popolo, s’incrocia con la supplica umile e tenace di Mosè, che intercede, richiamando le promesse e il piano di salvezza. Questo dialogo evidenzia la misericordia divina: Dio “si pente del male” e manifesta la sua pazienza infinita.

• La nostra tendenza agli idoli: Il vitello d’oro ci ricorda come, anche oggi, siamo tentati di affidarci a falsi appoggi: il denaro, il successo, il potere, l’immagine. Fin troppo facilmente ci si dimentica del Dio vivo e vero, per “adorare” ciò che ci dà sicurezza immediata. Ma l’esperienza di Israele ci avverte: solo il Signore è garanzia di vita.

2. “Voi non avete mai ascoltato la sua voce”: il rischio di una fede superficiale

Nel Vangelo (Gv 5,31-47), Gesù parla ai Giudei che lo contestano, e illustra come il Padre stesso gli renda testimonianza. Egli fa riferimento a:

• Giovanni Battista, definito come “lampada che arde e risplende”;

• le opere che egli compie, date dal Padre;

• la Scrittura, che dovrebbe condurre a lui;

• lo stesso Padre, che ha testimoniato di lui.

Eppure, Gesù denuncia che costoro non ascoltano la voce del Padre e non riconoscono il Figlio, perché

“non hanno in sé l’amore di Dio”.

• La cecità di chi rifiuta la luce: Qui si evidenzia la durezza di cuore di chi ha davanti il Messia, ma non lo accoglie. Pur scrutando le Scritture, non ne colgono il centro: Cristo, il Figlio inviato a dare la vita.

• La ricerca di gloria umana: Gesù sottolinea come spesso si cerchi la gloria “gli uni dagli altri” e non quella che viene da Dio. Così, si finisce per perdere il nocciolo della fede: entrare in relazione viva con il Padre, attraverso il Figlio.

3. Conversione: togliere gli idoli e accogliere il Dio vivente

La Quaresima ci spinge a scegliere: da un lato, siamo invitati a deporre gli “idoli d’oro” che ci costruiamo – e che ci allontanano dal vero Dio – dall’altro, a riconoscere in Gesù la rivelazione perfetta del Padre, colui che ci offre la salvezza.

• Un cammino di penitenza autentica: Il popolo d’Israele, pentito, trova in Mosè un intercessore. Anche noi, se riconosciamo le nostre infedeltà, possiamo contare su Cristo, l’eterno intercessore, il quale nel mistero pasquale ci conduce al perdono del Padre.

• Uno sguardo rinnovato sulle Scritture e sulla vita: Gesù rimprovera i Giudei per la loro incapacità di andare oltre la lettera e di aprirsi al Regno. Anche la nostra fede rischia di rimanere superficiale, se non la coltiviamo con l’ascolto sincero della Parola, con la preghiera, i sacramenti e la carità vissuta.

4. Attualizzazione della Parola: gesti concreti di riconciliazione

1. Verifica del nostro rapporto con Dio: Quali “vitelli d’oro” ci affascinano oggi? Il denaro, la carriera, l’immagine? In questa Quaresima, siamo chiamati a un discernimento serio, magari attraverso la direzione spirituale o l’esame di coscienza, per scoprire cosa stiamo mettendo al posto del Dio vivente.

2. Accoglienza di Cristo e della sua Parola: Dedichiamo tempo a leggere e meditare il Vangelo, per cogliere la testimonianza che il Padre rende al Figlio e far sì che il nostro cuore sia docile all’invito di conversione.

3. Preghiera e umiltà: Come Mosè intercede per il popolo, anche noi possiamo intercedere per chi si trova smarrito nella fede, pregando con fiducia e chiedendo al Signore di trasformare i cuori. L’umiltà ci permette di entrare in relazione sincera con Dio, evitando la superficialità di una religiosità vuota.

La Parola di oggi ci richiama con forza: il Signore è geloso del nostro cuore, ci vuole liberi dagli idoli e ci dona il Figlio, il quale compie opere meravigliose e porta il sigillo del Padre. La Quaresima è l’occasione per rimuovere quanto ci allontana da Lui e aprirci all’ascolto della Sua voce, che risuona nelle Scritture e ci invita alla vita nuova in Cristo.

Preghiamo affinché il Signore ci conceda di riconoscere gli idoli che si annidano nel nostro cuore e di abbracciare con decisione la testimonianza di Gesù, unico Salvatore, per divenire veri adoratori del Dio vivente e testimoni luminosi della Sua misericordia nel mondo.

Omelia

Fratelli e sorelle amati nel Sangue di Cristo, nel nostro cammino quaresimale siamo invitati oggi a riflettere sulla fedeltà di Dio e sulla nostra risposta alla sua chiamata. Le letture ci pongono dinanzi a un bivio spirituale: da una parte la tentazione dell’idolatria, che si insinua anche nei cuori di coloro che hanno visto i prodigi del Signore, dall’altra la rivelazione di Cristo come testimone del Padre, colui che porta la vita e invita ad ascoltare la sua voce. Nel libro dell’Esodo, il popolo d’Israele, pur avendo ricevuto il dono della libertà dall’Egitto, cade nella debolezza dell’idolatria. Mentre Mosè è sul monte a parlare con Dio, gli Israeliti si costruiscono un vitello d’oro, cercando sicurezza in un’immagine che loro stessi hanno creato. È una scena drammatica, che mostra come l’uomo sia incline a dimenticare le meraviglie di Dio e a sostituirle con idoli effimeri. La reazione del Signore è dura, ma Mosè si fa intercessore, implorando misericordia per il popolo. E Dio, nella sua infinita bontà, si lascia persuadere e rinnova la sua alleanza. Anche noi siamo tentati di costruirci idoli, di riporre la nostra fiducia in ciò che è immediato e tangibile: il successo, il potere, il denaro, l’approvazione degli altri. Tuttavia, questi idoli non possono salvarci, perché ci allontanano dal vero Dio e dalla sua volontà.

Nel Vangelo, Gesù si rivolge ai Giudei e li ammonisce per la loro incredulità. Essi scrutano le Scritture pensando di avere in esse la vita eterna, ma non riconoscono che proprio le Scritture parlano di lui. Egli è il Figlio inviato dal Padre, testimone della verità, ma il loro cuore è chiuso. Non basta leggere le parole della Legge se non si è disposti a lasciarsi trasformare da esse. Gesù li accusa di cercare gloria gli uni dagli altri, anziché cercare la gloria che viene da Dio. È un richiamo forte anche per noi: viviamo la nostra fede come una relazione con Dio, oppure come un insieme di abitudini religiose prive di vita? Ci lasciamo veramente toccare dalla Parola, oppure la consideriamo solo un testo antico, senza lasciarla risuonare nel cuore?

La Quaresima è il tempo per togliere gli idoli e per riscoprire la bellezza della relazione con Dio. Come Mosè intercede per il popolo, anche Cristo intercede per noi presso il Padre. Egli non è venuto per accusarci, ma per salvarci. Accogliere la sua testimonianza significa riconoscerlo come via, verità e vita, significa mettere la sua Parola al centro delle nostre giornate, lasciandoci guidare da essa. È il momento di verificare quali siano i falsi sostegni a cui ci aggrappiamo, di discernere se il nostro cuore è veramente orientato verso Dio o se è ancora distratto da ciò che il mondo ci propone come più sicuro. La conversione che ci viene chiesta non è un semplice cambiamento esteriore, ma un’apertura profonda che ci fa ritrovare la nostra identità di figli amati e di fratelli in cammino verso la comunione.

Fratelli e sorelle, oggi siamo chiamati a guardare dentro di noi con sincerità. Quali sono gli idoli che ancora ci trattengono? Dove cerchiamo la nostra sicurezza? Come possiamo accogliere più pienamente la testimonianza di Cristo? Non rimaniamo sordi alla sua voce, ma lasciamoci trasformare dal suo amore. La Quaresima è un tempo prezioso per ascoltare, per riconoscere le resistenze del nostro cuore e per decidere di seguire il Signore con rinnovata fedeltà. Solo chi è disposto a perdere le proprie false certezze troverà la vera libertà dei figli di Dio. Affidiamoci alla sua misericordia, chiediamogli di purificare il nostro cuore e di renderlo disponibile all’ascolto. Che la sua Parola diventi luce per il nostro cammino e che, attraverso di essa, possiamo diventare testimoni autentici del suo amore nel mondo. Amen.