Pensiero del giorno 3 novembre 2026
S. MARTINO DE PORRES, RELIGIOSO, converso domenicano a Lima, che visse nella più austera umiltà e nel servizio continuo ai malati e ai reietti della società, rifulgendo per una carità che sa piegarsi sui corpi feriti senza esigere applausi umani.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che smascheri con la parabola del banchetto le pretestuose scuse di chi rifiuta la grazia del tuo invito per assecondare gli affari passeggeri della terra, accogli la nostra supplica al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dall’inganno di quell’indifferenza vestita di buone ragioni, dalla bramosia dei possessi terreni e dall’attaccamento agli affetti carnali quando diventano ostacolo all’obbedienza dovuta al Padre. Donaci la prontezza generosa di san Cesario martire e la carità spoglia di san Martino de Porres, affinché sappiamo rispondere con sollecitudine al tuo appello senza trincerarci dietro comodi alibi morali. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo attendere ai compiti lavorativi e ai legami familiari con discreta fermezza, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla beatitudine del tuo convito eterno. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14, 15-24)
In quel tempo, uno dei commensali disse a Gesù: “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!”. Gesù rispose: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi. Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto. Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
L’esclamazione devota del commensale alla tavola del fariseo sembra ineccepibile, eppure Cristo ne coglie subito la vacuità sentimentale. È facile pronunciare sentenze compiacenti sulla beatitudine futura del Regno finché essa rimane un’astrazione religiosa; la realtà della chiamata divina sopraggiunge invece nel presente della storia, chiedendo una risposta immediata che interrompe le abitudini consolidate. Nel banchetto della parabola, i destinatari della convocazione sono unanimi non nel rifiuto aperto della dignità del padrone, bensì nell’arte ipocrita di giustificare la propria assenza con pretesti desunti dalle occupazioni ordinarie della vita.
I motivi addotti dagli invitati non descrivono delitti o azioni malvagie in sé: si tratta di compravendite terriere, di collaudi di strumenti di lavoro, di legami legittimi di nozze. Proprio qui si nasconde la sottigliezza mortale dell’agnosticismo pratico, il quale non ha bisogno di proclamare una guerra esplicita a Dio; gli basta assorbire interamente l’orizzonte della coscienza dentro la gestione dei propri affari, le ambizioni di sicurezza materiale e la sfera chiusa delle comodità domestiche, fino a rendere l’invito del Signore un fastidio da declinare con deferente burocrazia. L’ira del padrone è la reazione sovrana della verità di fronte alla tiepidezza dissimulata: la grazia rifiutata da chi si credeva in diritto di possederla viene allora riversata su coloro che il mondo reputa indigenti e deformi, i quali accolgono il dono proprio perché non hanno magazzini da custodire né diritti da vantare.
Questo monito investe direttamente il modo in cui gestiamo le nostre responsabilità ordinarie in questo martedì. Con quanta facilità, sul lavoro o nella cura dei doveri verso Dio e verso i fratelli, pronunciamo la frase «considerami giustificato» per sottrarci a un dovere esigente, accampando l’urgenza di impegni imprevisti o stanchezze opportune? Vivere la parola del Signore impone di smascherare questa trama di alibi: attendere alle mansioni professionali con meticolosa esattezza e onestà intellettuale, senza mai permettere che il lavoro o le occupazioni lecite diventino un idolo o una cortina fumogena per eludere la voce della grazia e il primato irrinunciabile della vita interiore.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La pagina lucana e la testimonianza dei santi ci chiamano a sbarazzarci di ogni alibi e a rispondere con prontezza alla voce della coscienza.
Oggi rifiuta deliberatamente di avanzare scuse di comodo per rimandare un impegno morale faticoso, una chiarificazione dovuta o un compito professionale laborioso che hai continuato a scansare adducendo impegni apparentemente inderogabili, affrontandolo all’istante con animo risoluto. Nelle relazioni di lavoro o in famiglia, diffida da quella cortesia esteriore che serve solo a mantenere le distanze dal bisogno del prossimo, accogliendo invece con generosità sincera le richieste di aiuto che scompigliano i tuoi piani personali. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sulla sincerità delle tue scelte nelle ore trascorse, domandandoti se hai accampato pretesti per difendere le tue comodità terrene o se hai saputo lasciare aperto il cuore all’appello esigente del Signore che chiama al suo convito.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
