Pensiero del giorno 4 ottobre 2026

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO.. A questa solennità domenicale si unisce la festa di S. FRANCESCO D’ASSISI, DIACONO E CONFESSORE, Fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, che scelse la povertà radicale come sposa per conformarsi perfettamente a Cristo povero e crocifisso, rinnovando la Chiesa non con apparati di potenza mondana ma con l’intransigente purezza della testimonianza evangelica.

 

PREGHIERA DEL MATTINO

 

O Signore Gesù, pietra viva e angolare che il Padre ha posto a fondamento inconcussibile della salvezza, accogli la nostra preghiera al principio di questa domenica consacrata al riposo e alla lode divina. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dall’illusione dell’usurpazione e da quella presunzione che ci fa considerare padroni assoluti dei doni, del tempo e dei ruoli che la tua Provvidenza ci ha affidato soltanto in custodia. Donaci la disposizione interiore di san Francesco, capace di spogliarsi di ogni bramosia di possesso per restituire a Dio ogni bene con animo riconoscente e integro. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo abitare i nostri compiti professionali e i doveri familiari con operosa fedeltà, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla pienezza del tuo Regno. Amen.

 

 

IL VANGELO DI OGGI

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».   

 

UNA RIFLESSIONE PER TE

 

La parabola dei vignaioli omicidi svela la dinamica perversa con cui la creatura tenta di sottrarsi alla sovranità del Creatore. Il proprietario ha predisposto ogni cosa con cura meticolosa — la siepe di difesa, il torchio, la torre di guardia — per poi affidare il lavoro alla libera responsabilità degli affittuari; costoro, tuttavia, dimenticano la propria condizione di coloni e scambiano la fiducia ricevuta per un possesso incondizionato. Quando giunge l’ora della resa dei conti, la presenza degli inviati del padrone viene avvertita come un’ingerenza intollerabile, fino all’uccisione dell’erede nella folle illusione di impadronirsi della terra.

In questo delirio di espropriazione si mostra la radice tragica dell’agnosticismo pratico, in cui l’uomo agisce estromettendo sistematicamente Dio dai propri orizzonti, convincendosi di essere arbitro insindacabile del proprio destino e delle risorse affidategli. Si conservano le strutture esteriori del podere, ma si rifiuta di consegnare a chi di dovere i frutti di giustizia e verità, scartando la pietra angolare per costruire un edificio morale autonomo e instabile. Il verdetto finale pronunciato dagli stessi interlocutori («darà in affitto la vigna ad altri contadini») ricorda che la grazia non rimane ostaggio delle nostre resistenze: l’appartenenza al Regno esige una fecondità reale, misurata sulla consegna fedele delle opere.

Questo insegnamento tocca con profondità il nostro operato e le relazioni in questa giornata festiva. Con quale animo gestiamo le nostre responsabilità professionali, le nostre facoltà intellettuali o l’autorità che esercitiamo nella sfera familiare? C’è l’insidia costante di trattare il nostro ufficio o i nostri talenti come una proprietà privata da sfruttare per un tornaconto personale o per un’affermazione autoreferenziale, dimenticando che ogni incarico è una consegna provvisoria di cui dovremo rendere conto con precisione spietata. Custodire l’integrità del Vangelo significa operare con onestà intellettuale incorrotta e discreta umiltà, consapevoli di essere semplici amministratori chiamati a rendere testimonianza alla verità senza attribuirsi meriti che appartengono soltanto a Dio.

 

UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!

 

La solennità domenicale e la memoria di san Francesco ci invitano a compiere un atto concreto di spoliazione morale e di riconsegna delle nostre presunzioni.

Oggi rifletti con serietà su una responsabilità di rilievo nel tuo lavoro o in famiglia che tendi a considerare come un tuo territorio esclusivo di potere, deponendo ogni atteggiamento autoritario e mettendoti in un atteggiamento di servizio sincero verso chi ti è affidato. Se durante la giornata sei tentato di rivendicare la paternità esclusiva di un risultato o di lamentare una mancata gratificazione, offri quel pensiero a Dio nel silenzio del cuore, compiendo i tuoi doveri con sobria fedeltà. Durante l’esame di coscienza di questa sera, esamina con severa limpidezza la qualità dei frutti prodotti nelle tue occupazioni, domandandoti se ti sei comportato da amministratore fedele della vigna o se hai preteso di agire da padrone usurpatore dinanzi al Signore.

 

BUONA DOMENICA, IL SIGNORE TI BENEDICA.