Pensiero del giorno 5 novembre 2026
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che confondi la mormorazione sdegnata dei farisei accogliendo con paterna misericordia i pubblicani e i peccatori pentiti, accogli la nostra supplica al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di purificare il nostro sguardo dal veleno dell’arroganza spirituale, dal compiacimento di chi si crede al sicuro perché immune da scandali pubblici e dall’amarezza di quel giudizio implacabile che esclude il fratello dal riscatto. Donaci la rettitudine limpida e la fede umile dei santi sposi Zaccaria ed Elisabetta, affinché non presumiamo mai delle nostre sole forze morali e sappiamo rallegrarci sinceramente per il ritorno di chi era perduto. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo attendere ai compiti lavorativi e ai vincoli familiari con disinteressata dedizione, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla gloria del tuo Regno eterno. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-10)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La mormorazione sorda degli scribi e dei farisei nasce dallo scandalo di una purezza malintesa, che scambia la separazione fisica dai reietti per autentica integrità morale. Coloro che si reputano maestri irreprensibili non sopportano che il Maestro condivida la mensa con chi ha una reputazione compromessa, dimostrando di ignorare che la santità divina non teme il contagio del peccato, ma vi scende per risanarlo. Le parabole della pecora e della dramma svelano l’ansia solerte di un amore che non si rassegna alla perdita: il pastore affronta la solitudine del deserto per cercare ciò che si è smarrito e la donna spazza con minuziosa cura ogni angolo della casa finché non riannoda il filo di ciò che sembrava disperso.
La gioia che scoppia nei cieli al ritrovamento demolisce la logica contabile dell’agnosticismo pratico, in cui l’uomo contemporaneo si rifugia nell’illusione di una rispettabilità formale, convincendosi di non aver bisogno di una conversione continua. Ci si abitua a una condotta esteriore corretta e si comincia a guardare dall’alto in basso le cadute del prossimo, scivolando in una severità spietata verso gli error
i altrui che maschera l’assenza di vera carità. Il Signore dichiara senza sconti che il compiacimento sterile di chi si ritiene giusto non accende alcuna festa tra gli angeli: il cuore di Dio si muove dinanzi al pentimento sincero di chi riconosce il proprio baratro e si lascia caricare sulle spalle della grazia, mentre chi presume di sé resta chiuso nella propria arida sufficienza.
Questo severo ammonimento si cala con forza nelle dinamiche dei nostri uffici e nelle incombenze di questo giovedì. Con quale animo accogliamo i difetti, i ritardi o gli errori professionali dei nostri colleghi e collaboratori? C’è la tendenza ricorrente a isolare chi ha sbagliato, ad alimentare mormorazioni di corridoio o a compiacersi intimamente dei fallimenti altrui per far risaltare la propria puntualità. Vivere il Vangelo esige di abbandonare questo contegno farisaico: svolgere le proprie mansioni con meticolosa esattezza e onestà intellettuale, pronti a tendere la mano a chi inciampa e a sostenerne il recupero con discrezione paziente, rifuggendo ogni chiacchiera corrosiva e testimoniando che la vera grandezza d’animo risiede nella capacità di edificare il fratello senza farlo pesare.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La pagina lucana e la testimonianza dei santi ci esortano a bandire ogni mormorazione e a farci strumenti della pazienza misericordiosa di Dio.
Oggi vigila attentamente sulle tue parole e sul tuo giudizio interiore: se nell’ambiente lavorativo o in famiglia assisti all’errore, alla sbadataggine o al comportamento scorretto di un collega o di un familiare, astieniti categoricamente dal parlarne con terzi e dal commentarlo con malanimo, scegliendo invece di offrire un aiuto pratico per rimediare al danno o una parola fraterna a quattr’occhi. Compi un gesto concreto di attenzione o di accoglienza verso una persona che viene abitualmente evitata o giudicata con severità dal tuo gruppo, manifestandole stima sincera e tratto nobile. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sullo stato del tuo cuore nelle ore trascorse, domandandoti se hai alimentato il veleno della mormorazione farisaica o se hai saputo condividere la gioia degli angeli cercando con umiltà il bene di chi era caduto.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
