Pensiero del giorno 17 settembre 2026

IMPRESSIONE DELLE SACRE STIMMATE DI S. FRANCESCO, CONFESSORE, prodigio con cui il Poverello d’Assisi, sul monte della Verna, fu reso mirabilmente conforme al Crocifisso nel corpo e nello spirito attraverso i segni tangibili della Passione. 

PREGHIERA DEL MATTINO

O Signore Gesù, che scruti le profondità più segrete della coscienza e accogli con immensa tenerezza il dolore di chi cerca il tuo perdono, accogli la nostra preghiera al sorgere di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dalla freddezza del perbenismo, dalla presunzione di ritenerci giusti e dallo sguardo severo con cui spesso etichettiamo le cadute dei nostri simili. Donaci la contrizione sincera e il coraggio umile di questa donna, capace di riversare ai tuoi piedi l’olio prezioso di un amore disinteressato e senza rispetto umano. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo adempiere ai compiti lavorativi e ai legami familiari con limpida generosità, camminando con linguaggio chiaro, animo pacificato e cuore puro lungo la via della tua salvezza. Amen.

 

IL VANGELO DI OGGI

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7, 36-50) 

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho una cosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, di’ pure”. “Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. E volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco”. Poi disse a lei: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”. 

 

UNA RIFLESSIONE PER TE

La casa del fariseo Simone diventa il luogo in cui si scontrano due modi inconciliabili di concepire il rapporto con Dio e con la verità. Da una parte si erge l’ospite inappuntabile, che accoglie il Maestro per esaminarlo o per confermare il proprio prestigio sociale, omettendo tuttavia i gesti elementari della cortesia e dell’onore; dall’altra irrompe la donna segnata dal discredito pubblico, che non si preoccupa del giudizio dei convitati e versa ai piedi di Cristo tutto il suo dolore e la sua venerazione. Il pensiero intimo di Simone misura la distanza siderale della presunzione moralistica: egli fissa l’etichetta del peccato sul volto della donna per negare la dignità profetica a chi si lascia avvicinare da tanta miseria.

Questo muto ragionamento rivela la trappola più insidiosa dell’agnosticismo pratico, in cui la persona si sente a posto con la propria coscienza perché rispetta le convenienze esteriori, finendo per inaridire il cuore in un’autosufficienza priva di gratitudine. La parabola dei due debitori ribalta la prospettiva e inchioda Simone alla sua freddezza interiore: chi presume di dovere poco o nulla a Dio amerà sempre con una misura avara e calcolatrice. Il perdono divino non premia una condotta impeccabile, risana chi riconosce il proprio fallimento morale con verità spietata e si affida alla grazia con abbandono totale.

Questo severo confronto tocca da vicino la gestione delle nostre relazioni e delle responsabilità di questo giovedì. Con quanta facilità, nei corridoi del lavoro o tra le mura domestiche, assumiamo la postura di chi scruta le debolezze altrui con sufficienza, forti di un’impeccabilità formale che nasconde l’assenza di vera carità? Custodire l’integrità evangelica significa spogliarsi di questo perbenismo arido, trattando ogni collaboratore o conoscente con rispetto profondo e svolgendo il proprio dovere con scrupolosa cura, consapevoli che il valore della nostra testimonianza non riposa sui nostri presunti meriti, ma sull’umiltà con cui riconosciamo di essere debitori perdonati.

 

UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!

Il Vangelo odierno ci sollecita a vincere la freddezza del cuore attraverso un gesto concreto di rispetto e di delicatezza verso il prossimo.

Oggi accostati a una persona del tuo ambiente di lavoro o della tua cerchia familiare che viene spesso criticata, emarginata o considerata difficile dai più, mostrandole un’attenzione sincera e ascoltandola senza pregiudizi o sufficienza. Nelle tue incombenze ordinarie, compi un dovere con particolare spirito di gratitudine, senza compiacerti delle tue capacità e senza rinfacciare ad altri la tua puntualità. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa limpidezza su come hai guardato chi ha sbagliato nelle ore trascorse, domandandoti se il tuo animo è rimasto imprigionato nel calcolo farisaico o se ha saputo riconoscere la grandezza della misericordia di Cristo, chiedendo la grazia di un cuore umile e risanato.

 

BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.