Pensiero del giorno 20 settembre 2026
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. Nel calendario romano antico (Vetus Ordo) ricorre la celebrazione della XVII DOMENICA DOPO PENTECOSTE, nella quale la liturgia proclama il primato insuperabile del comandamento della carità verso Dio e verso il prossimo, fondamento immutabile di tutta la Legge e dei Profeti. A questa solennità domenicale si unisce la memoria di S. EUSTACHIO E COMPAGNI, MARTIRI, illustre condottiero romano che, abbracciata la fede in Cristo, affrontò con ammirevole fortezza d’animo la confisca di ogni dignità e ricchezza terrena, fino a consumare la propria testimonianza nel supplizio del fuoco insieme alla consorte Teopista e ai figli Agapio e Teopisto, preferendo la corona incorruttibile del cielo alla gloria passeggera dell’impero.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, padrone provvidente della vigna eterna che chiami ciascuno a cooperare alla tua opera in ogni ora della vita terrena e doni la salvezza con sovrana larghezza di grazia, accogli la nostra preghiera al principio di questa domenica consacrata alla tua lode. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dalla meschinità del calcolo retributivo, dalla pretesa orgogliosa di vantarci dei nostri presunti meriti e dal veleno sottile dell’invidia verso i doni che concedi ai nostri fratelli. Donaci la prontezza generosa di servire il tuo Regno con cuore disinteressato e lieto, fuggendo ogni mormorazione e compiacendoci della tua misericordia. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo abitare i nostri compiti lavorativi e i legami familiari con limpida umiltà, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale fedeltà lungo la via della tua giustizia. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
UNA RIFLESSIONE PER TE
La celebre parabola dei lavoratori della vigna squarcia l’angusto orizzonte della giustizia puramente contrattuale, rivelando l’eccedenza insondabile della carità divina. Il padrone esce continuamente a ogni ora del giorno non tanto per una stringente necessità economica dei campi, quanto per riscattare l’uomo dalla tragica inutilità dell’ozio, offrendo a ciascuno una chiamata operosa che restituisce dignità alla vita. Lo scandalo si accende al tramonto, al momento della retribuzione: i lavoratori della prima ora non protestano per aver ricevuto meno del pattuito, ma per la scandalosa benevolenza mostrata verso coloro che sono giunti per ultimi, incapaci di sopportare che la generosità sovrana del Signore oltrepassi le rigide tabelle dei loro calcoli di merito.
In questa reazione amara e mormoratrice si manifesta una delle forme più subdole di agnosticismo pratico: concepire il rapporto con Dio e con la legge morale come una convenzione mercantilistica, in cui si faticano intere giornate non per amore della vigna o del suo Signore, ma per accumulare diritti, rivendicare superiorità e guardare gli altri dall’alto in basso con occhio malevolo. L’interrogativo perentorio del padrone («Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?») smaschera la radice infetta del fariseismo di ogni epoca, che si rattrista del bene altrui e pretende di imprigionare la gratuità della redenzione entro i confini della propria avarizia spirituale.
Questo severo discernimento interpella con forza la qualità delle nostre relazioni e delle responsabilità professionali in questa domenica. Quanto spesso, nei nostri ambienti di lavoro o nelle cerchie domestiche, ci lasciamo intossicare dal confronto sterile con i colleghi, misurando scrupolosamente sforzi, privilegi e riconoscimenti per poi coltivare risentimenti sordi contro chi ottiene stima o avanzamenti con apparente minore fatica? Vivere l’onestà evangelica esige la grandezza morale di lavorare con dedizione impeccabile e precisione senza mai trasformare il proprio dovere in una pretesa egoistica, rallegrandoci con animo nobile del bene concesso a chi ci sta a fianco e custodendo un parlare trasparente e pacificato.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La parabola matteana ci invita a purificare le nostre motivazioni interiori, estirpando ogni germe di invidia e di sterile confronto con il prossimo.
Oggi rallegrati sinceramente di un traguardo, di una grazia o di un riconoscimento ottenuto da un collega, da un collaboratore o da un familiare, reprimendo sul nascere qualsiasi moto interiore di gelosia, di paragone o di amara recriminazione sui tuoi meriti personali. Se durante la giornata sei tentato di mormorare per un incarico faticoso o per una disparità di trattamento che ritieni ingiusta, offri quella fatica al Signore in silenzio, compiendo il tuo dovere con scrupolosa cura e senza ostentazione. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza su come hai guardato le fortune altrui, domandandoti se il tuo occhio è stato puro e grato per la divina bontà o se è rimasto oscurato dal calcolo meschino dell’invidia.
BUONA DOMENICA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
