Pensiero del giorno 19 settembre 2026
S. GENNARO, VESCOVO, E COMPAGNI, MARTIRI. Vescovo di Benevento durante la feroce persecuzione di Diocleziano, non esitò a recarsi a Pozzuoli per confortare i fedeli e i carcerati, affrontando con intrepida serenità la condanna nell’anfiteatro e la decapitazione alla Solfatara. La fedeltà incrollabile di questo pastore, rimasto saldo dinanzi alle minacce e al supplizio, testimonia la fecondità di quella terra buona che custodisce la parola di Dio fino all’effusione del sangue.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, divino Seminatore che spargi con abbondanza instancabile il seme della tua grazia nei solchi della nostra debolezza, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di dissodare la durezza del nostro cuore, liberandoci dalla distrazione superficiale della strada, dall’aridità incostante della pietra e dalle spine soffocanti delle ansie terrene. Donaci l’umiltà di accogliere il tuo insegnamento con animo retto e generoso, custodendo la tua verità con perseveranza silenziosa. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni limpide e parole sincere, affinché sappiamo adempiere ai compiti professionali e ai legami familiari con fedeltà operosa, camminando con linguaggio chiaro, animo pacificato e cuore puro lungo la via della vita eterna. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8, 4-15)
In quel tempo, poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: “Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. Un’altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto”. Detto questo, esclamò: “Chi ha orecchi per intendere, intenda!”. I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. Ed egli disse: “A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché ‘vedendo non vedano e udendo non intendano’. Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno. Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione. Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La celebre parabola del seminatore disegna una spietata e lucidissima radiografia della disposizione morale con cui accogliamo la rivelazione divina. Il seme sparso con generosità sovrana è sempre integro ed efficace; a fare la differenza è la condizione interiore del terreno che lo riceve. C’è il cuore calpestato dal passaggio continuo delle dissipazioni mondane, incapace di custodire un pensiero profondo; c’è l’entusiasmo passeggero della pietra, che reagisce sull’onda dell’emozione ma si inaridisce alla prima avversità per mancanza di profondità ascetica; ci sono infine i rovi degli affanni quotidiani e delle ambizioni economiche, che lentamente asfissiano la linfa evangelica impedendole di portare a compimento l’opera intrapresa.
In queste tre tipologie di terreno inospitale si riconosce la fenomenologia dell’agnosticismo pratico, il quale raramente si presenta come un rifiuto dottrinale esplicito. Più spesso si insinua come superficialità, incostanza di fronte alla fatica o graduale soffocamento dei princìpi morali sotto il peso delle convenienze immediate. La terra buona, al contrario, si distingue per due virtù austere e poco celebrate: la custodia fedele e la perseveranza. Il frutto non matura all’istante né attraverso gesti eclatanti; richiede il lavoro paziente dell’animo che accetta la disciplina quotidiana della purificazione, lasciando che la grazia trasformi abitudini e decisioni nel tempo lungo della prova.
Questo richiamo si cala con esattezza nei nostri doveri e nelle relazioni di questo sabato. Spesso siamo tentati di farci travolgere dall’ansia dei risultati immediati o dalla fretta di chiudere compiti gravosi cedendo a compromessi e scorciatoie opache. Vivere la fecondità del buon terreno significa curare ogni attività lavorativa e domestica con accuratezza scrupolosa e onestà intellettuale, proteggendo il proprio tempo interiore dalla frenesia dispersiva e testimoniando, con un parlare limpido e una condotta retta, la saldezza incrollabile di chi sa attendere con pazienza i tempi della Provvidenza.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La pagina lucana ci esorta a bonificare il terreno del nostro animo, eliminando le distrazioni e i calcoli che ostacolano l’azione del Vangelo.
Oggi dedica un momento di quiete interiore prima di affrontare un impegno di lavoro o un dovere gravoso verso i familiari, chiedendoti con quale disposizione d’animo lo stai compiendo e allontanando l’ansia sterile delle scadenze o la preoccupazione per il consenso altrui. Nelle conversazioni della giornata, astieniti da commenti futili e da polemiche passeggere che dissipano la mente, custodendo un linguaggio misurato e costruttivo. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza su come hai custodito la grazia nelle ore trascorse, verificando quale dei terreni descritti dal Signore ha prevalso nella tua condotta e domandando la perseveranza necessaria per dare frutti duraturi di giustizia.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
