Pensiero del giorno 9 ottobre 2026
Memoria di S. GIOVANNI LEONARDI, CONFESSORE, fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio e promotore instancabile della restaurazione morale della Chiesa, che consacrò la vita alla propagazione della fede cattolica con una purezza d’intenti e una disciplina austera, difendendo la verità senza mai cedere ai compromessi col secolo.
PREGHIERA DEL MATTINO
O Signore Gesù, che con il dito di Dio abbatti la tirannia del maligno e sveli l’inganno delle calunnie con cui la malizia umana tenta di oscurare la tua luce, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dal veleno del sospetto malevolo, dalla tentazione di interpretare con malafede il bene compiuto da altri e da quella tiepidezza negligente che lascia la coscienza spazzata e adorna ma vuota della tua presenza viva. Donaci la saldezza incrollabile di chi sceglie di raccogliere unicamente con te, rifiutando ogni complicità con la menzogna e con la divisione. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo adempiere ai compiti lavorativi e ai legami familiari con silenziosa fortezza, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale fedeltà incontro alla salvezza che solo tu doni. Amen.
IL VANGELO DI OGGI
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 15-26)
In quel tempo, dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebul. Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spirito immondo esce dall’uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell’uomo diventa peggiore della prima”.
UNA RIFLESSIONE PER TE
La reazione ostile di fronte alla liberazione operata da Gesù squarcia l’ipocrisia di quanti, pur di non riconoscere l’azione della grazia, preferiscono attribuire il bene al principio stesso del male. L’accusa di agire in nome di Beelzebul rappresenta il punto di non ritorno della cecità spirituale: una perversione del giudizio che calunnia la verità evidente per difendere i propri pregiudizi e il proprio potere intaccato. Cristo smonta con logica stringente l’assurdità di quella tesi, ricordando che un regno diviso distrugge se stesso, e riconduce la disputa al centro ineludibile della scelta morale: davanti alla sovranità di Dio che si manifesta non è concessa neutralità; non decidere significa già schierarsi contro, non cooperare con Lui significa disperdere.
L’immagine della casa liberata e poi rioccupata smaschera la trappola più subdola dell’agnosticismo pratico, che consiste nell’acco
ntentarsi di una rispettabilità sterile, priva di vizi eclatanti ma totalmente svuotata di Dio. L’uomo che espelle un disordine esteriore, riordina la propria condotta e adorna la propria vita con le convenienze sociali, senza però accogliere stabilmente Cristo nel cuore, si trova in una condizione di tragica vulnerabilità. Il vuoto morale non resta mai inerte: la tiepidezza e l’autosufficienza spirituale spalancano le porte a una corruzione peggiore della prima, in cui l’orgoglio del fariseismo finisce per insediarsi indisturbato sotto la maschera dell’ordine perbenista.
Questo severo ammonimento si cala con esattezza nelle nostre incombenze ordinarie e nelle dinamiche di questo venerdì. Con quale spirito giudichiamo le azioni altrui sul lavoro o nella vita familiare? C’è l’insidia costante di svalutare l’operato onesto di un collega insinuando secondi fini o calcoli reconditi, mossi da un’invidia sottile che non sopporta la bontà altrui. Vivere l’integrità del Vangelo richiede il coraggio della limpidezza: compiere il proprio dovere con onestà intellettuale incorrotta, custodire la coscienza operosa affinché sia colmata di carità reale e non di una vuota facciata, rifuggendo ogni chiacchiera corrosiva e prendendo posizione ferma a favore della giustizia.
UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!
La liturgia odierna ci sprona a purificare il giudizio e a custodire la nostra vita interiore con vigilanza operosa.
Oggi rifiuta categoricamente di dare credito o di alimentare un sospetto malevolo, un pettegolezzo o una diceria riguardante le intenzioni di un collega o di un conoscente, difendendo con pacata fermezza la rettitudine di chi viene ingiustamente denigrato. Nell’adempimento dei tuoi compiti professionali o domestici, non limitarti all’ordinaria correttezza esteriore, ma compi un gesto generoso di disponibilità verso chi lavora con te, riempiendo il tuo agire con la carità sincera che sola tiene lontana la tiepidezza dell’animo. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sul modo in cui hai custodito la tua interiorità nelle ore trascorse, domandandoti se hai raccolto fedelmente con Cristo o se hai lasciato la dimora della tua coscienza esposta alle insidie di un’illusoria autosufficienza.
BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.
