Pensiero del giorno 11 ottobre 2026

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. Nel calendario romano antico (Vetus Ordo) ricorre la solenne festa della MATERNITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA, istituita da papa Pio XI a compimento del quindicesimo centenario del Concilio di Efeso, nel quale la Chiesa proclamò solennemente la Madonna quale vera Theotókos, Madre di Dio, radice inconcussibile di ogni sua grandezza e rifugio costante dei fedeli. A questa celebrazione si unisce la memoria della XX DOMENICA DOPO PENTECOSTE, nella quale la liturgia contempla la potenza regale di Cristo e il richiamo austero alla vigilanza interiore per non incorrere nel giudizio che attende quanti disprezzano i doni della grazia.

 

PREGHIERA DEL MATTINO

 

O Signore Gesù, che inviti l’umanità redenta alle nozze eterne con il Padre e scruti l’animo di ciascun commensale al convito della salvezza, accogli la nostra preghiera al principio di questa domenica consacrata al riposo e alla lode. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dall’indifferenza presuntuosa che antepone i commerci terreni e le cure mondane alla chiamata del tuo Regno. Donaci la grazia di rivestire l’abito nuziale della carità viva, della purezza d’intenti e della fedeltà operosa, affinché non abbiamo a restare muti e confusi nel giorno del giudizio. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo abitare i nostri compiti professionali e i legami familiari con limpida giustizia, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla beatitudine eterna. Amen.

 

IL VANGELO DI OGGI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-14) 

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 

 

UNA RIFLESSIONE PER TE

 

La parabola regale del convito nuziale delinea con impressionante rigore il mistero della vocazione divina e la tragica possibilità del rifiuto umano. Il rifiuto iniziale non nasce sempre da una dichiarata ostilità ideologica, si consuma assai più spesso nell’insidiosa palude del disinteresse ordinario: gli invitati della prima ora non vogliono venire perché assorbiti dalle loro proprietà terriere e dai loro traffici quotidiani. L’urgenza del guadagno materiale e la cura degli interessi privati soffocano l’appello alla comunione con il Sovrano, degradando la nobiltà dell’anima a un calcolo miope di convenienze passeggere.

In questa sordità si manifesta la sostanza dell’agnosticismo pratico, che relega Dio a un elemento marginale della vita, privo di rilevanza reale rispetto agli impegni professionali e all’amministrazione dei beni terreni. La chiamata si estende allora a quanti sostano ai crocicchi delle strade, raccogliendo chiunque sia disposto a entrare nella sala del banchetto; eppure, neanche l’ingresso gratuito nella sala garantisce la salvezza se non è accompagnato dall’abito nuziale. L’uomo privo di veste degna ammutolisce dinanzi alla domanda del Re perché sa bene che quell’abito — la veste battesimale della grazia santificante, intessuta di opere giuste e di fede perseverante — gli era stato offerto ma egli l’ha trascurato per superba negligenza, pretendendo di sedere al convito eterno conservando gli abiti sordidi dell’uomo vecchio.

Questo insegnamento interpella con forza il modo in cui viviamo la nostra vocazione e le responsabilità ordinarie in questa domenica. Quante volte consideriamo i richiami morali e il dovere interiore come fastidiosi intralci che sottraggono tempo prezioso alle nostre occupazioni o alle nostre comodità personali? Custodire l’abito nuziale nel lavoro e nella famiglia significa esercitare ogni singola responsabilità con scrupolosa correttezza e onestà intellettuale, senza scendere a patti con il compromesso comodo, rifiutando l’illusione di poter appartenere a Cristo solo a parole mentre la condotta resta piegata agli affari del mondo.

 

UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!

 

La liturgia domenicale e la memoria della Maternità della Vergine ci esortano a verificare con severa lucidità lo stato del nostro abito interiore.

Oggi consacra un tempo esclusivo e ordinato alla preghiera e alla riconciliazione interiore, staccando del tutto la mente dalle occupazioni materiali e dalle ansie del guadagno che rischiano di soffocare la tua adesione a Dio. Se nella vita quotidiana avverti di esserti adagiato su consuetudini opache o trascuratezze morali per comodità pratica, compi un gesto netto di rinnovamento, rimettendo ordine nei tuoi impegni e nelle tue promesse verso chi ti circonda. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con limpidezza senza sconti sul tuo posto nella sala delle nozze, domandandoti se ti stai accontentando di una presenza esteriore priva dell’abito della carità o se stai custodendo con timore filiale la grazia ricevuta per essere trovato degno dell’elezione eterna.

 

BUONA DOMENICA, IL SIGNORE TI BENEDICA.