Pensiero del giorno 30 settembre 2026

 

MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE. Nel calendario romano antico (Vetus Ordo) ricorre la festa di S. GEROLAMO, SACERDOTE, CONFESSORE E DOTTORE DELLA CHIESA. Uomo di prodigiosa erudizione e di austero rigore penitenziale, consacrò l’intera esistenza allo studio, alla difesa dell’ortodossia e alla traduzione delle Sacre Scritture nei testi originali, donando alla Chiesa la versione della Vulgata. Nel suo eremo di Betlemme, lontano dai clamori del mondo e dalle lusinghe mondane, consumò le proprie forze al servizio della Parola, insegnando con l’intransigenza della vita che ignorare le Scritture equivale a ignorare Cristo stesso.

 

PREGHIERA DEL MATTINO

 

O Signore Gesù, che lungo il cammino esigi dai tuoi discepoli una prontezza senza riserve e smascheri le esitazioni con cui cerchiamo di rimandare il dono totale di noi stessi, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dalla ricerca di comodità terrene, dalla nostalgia paralizzante per le sicurezze del passato e da quei pretesti affettivi con cui tentiamo di scendere a patti con la nostra pigrizia spirituale. Donaci la determinazione austera e la purezza d’intenti di san Gerolamo, affinché non volgiamo mai lo sguardo indietro una volta posta la mano all’aratro del nostro dovere quotidiano. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo abitare i nostri compiti professionali e i vincoli familiari con generosa fedeltà, camminando con linguaggio chiaro, animo pacificato e cuore saldo lungo la via del tuo Regno eterno. Amen.

 

IL VANGELO DI OGGI

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9, 57-62) 

In quel tempo, mentre andavano per la strada, un tale disse a Gesù: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. 

 

UNA RIFLESSIONE PER TE

 

La sequela di Cristo si misura sulla strada e rifiuta senza sconti qualsiasi forma di entusiasmo superficiale o di compromesso dilatorio. Al primo interlocutore, che offre un’adesione slanciata e generica («Ti seguirò dovunque tu vada»), il Maestro risponde ponendo dinanzi agli occhi la precarietà radicale del Figlio dell’uomo: seguire Lui non conduce a vantaggi sociali o a una sistemazione protetta, ma comporta l’accettazione della povertà e dell’assenza di garanzie terrene. Chi presume di abbracciare la vita cristiana senza fare i conti con la rinuncia alle proprie comodità scoprirà ben presto che la grazia richiede un distacco ben più esigente di una vaga intenzione.

Gli altri due incontri svelano l’astuzia sottile dell’agnosticismo pratico, il quale raramente si dichiara contrario al comando divino; preferisce anteporre doveri pur legittimi, persino sacri come la pietà filiale o il congedo dagli affetti di casa, pur di differire il momento dell’obbedienza reale. La risposta paradossale e sferzante di Cristo non calpesta i vincoli naturali, ma ne demolisce la pretesa di porsi come ostacolo all’urgenza del Regno. Chi mette mano all’aratro e si volta a guardare indietro perde la linea retta del solco, si distrae, spezza la fecondità del lavoro e dimostra un cuore diviso che rimpiange ciò che ha lasciato.

Questo severo monito tocca da vicino la nostra condotta e le fatiche ordinarie di questo mercoledì. Con quanta frequenza accogliamo un incarico faticoso o un obbligo morale con buone parole, per poi cercare alibi virtuosi pur di rimandarne l’esecuzione, lasciando spazio a mormorazioni interiori e ripensamenti amari? Vivere la determinazione evangelica significa dedicarsi alle mansioni di lavoro e alla cura della propria famiglia con perseveranza

 

limpida e onestà intellettuale, senza voltarsi indietro a rimpiangere occasioni perdute o sacrifici passati, tenendo fermo lo sguardo sul solco del dovere affidatoci dalla Provvidenza.

 

UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!

 

La pagina lucana e l’esempio di san Gerolamo ci spronano a vincere le esitazioni interiori e a camminare con decisione sulla via intrapresa.

Oggi porta a termine senza indugio, senza scuse e senza cercare scorciatoie una mansione complessa o un compito sgradevole nell’attività professionale o nella vita di casa che stavi rimandando con la scusa di altre incombenze apparentemente più urgenti. Nelle conversazioni con familiari e colleghi, astieniti da lamentele nostalgiche o da rimpianti su situazioni passate, custodendo un tratto attivo, sereno e costruttivo che guarda al bene presente da compiere. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sulla tenuta del tuo animo dinanzi alle fatiche della giornata, domandandoti se hai tenuto la mano salda sull’aratro del dovere o se hai lasciato spazio ai ripensamenti di un cuore diviso.

 

BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.