Pensiero del giorno 15 agosto 2026

S. TERESA D’AVILA (DI GESÙ), VERGINE E DOTTORE DELLA CHIESA. Riformatrice insigne dell’Ordine Carmelitano, animata da una fortezza virile e da una sublime carità divina, seppe rinnovare la vita religiosa tra incomprensioni e fatiche estenuanti, insegnando con i suoi scritti che la preghiera autentica non consiste nel molto pensare, ma nel molto amare, ponendo a fondamento della vita spirituale una determinata determinazione a seguire Cristo nella verità.

 

PREGHIERA DEL MATTINO

 

O Signore Gesù, sapienza eterna del Padre, che smascheri la viltà di chi onora a parole i profeti del passato per perseguitare la voce vivente della verità nel presente, accogli la nostra preghiera al principio di questo nuovo giorno. Ti chiediamo di liberare il nostro animo dall’ipocrisia dei monumenti vuoti, da quella prudenza carnale che applaude la virtù solo quando non disturba le nostre comodità e dalla colpa grave di precludere ad altri la via della giustizia. Donaci la saldezza intrepida di santa Teresa di Gesù, affinché non arretriamo di fronte alle contraddizioni e ai giudizi insidiosi del mondo. Il tuo Santo Spirito formi in noi intenzioni rette e parole sincere, affinché sappiamo attendere ai compiti lavorativi e ai legami familiari con silenziosa fortezza, camminando con linguaggio chiaro, animo riconciliato e totale timore filiale incontro alla pienezza della tua verità. Amen.

 

IL VANGELO DI OGGI

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 47-54) 

In quel tempo, il Signore disse: “Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito”. Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca. 

 

UNA RIFLESSIONE PER TE

 

Il giudizio che conclude i rimproveri ai capi religiosi investe la loro connivenza con la violenza del passato, celata sotto il fasto delle celebrazioni commemorative. Costruire sepolcri solenni e innalzare epigrafi dorate a chi ha pagato con la vita la fedeltà a Dio non redime la memoria di un popolo se la medesima ostilità si riproduce contro chi annuncia la verità qui ed ora. È il tipico artificio di chi neutralizza la forza scomoda della Parola trasformandola in patrimonio storico da archiviare con deferenza esteriore, mentre riserva l’ostilità e l’insidia al richiamo vivo che esige una conversione immediata.

La colpa più perniciosa dei dottori della legge consiste nell’aver sottratto la chiave della conoscenza, chiudendo l’accesso alla sapienza divina: non varcano la soglia perché non intendono sottomettere la propria vita al comando di Dio, sbarrando al contempo il passo ai semplici che cercano la luce con animo sincero. Qui si mostra la radice più oscura dell’agnosticismo pratico, in cui la competenza tecnica o l’autorità formale vengono usate come uno scudo corporativo per conservare privilegi e paralizzare ogni autentico slancio morale. La reazione rabbiosa degli scribi, che cercano di tendere tranelli e isolare il Signore per coglierlo in fallo, manifesta l’impotenza livida di chi, incapace di confutare la verità, tenta di distruggere l’onore di chi la proclama.

Questo passaggio tocca con rigore le nostre occupazioni professionali e i contesti di questo giovedì. Con quanta facilità, sul lavoro o nella gestione delle relazioni, ostentiamo ammirazione per princìpi etici alti o per maestri integri, salvo poi irrigidirci con malanimo non appena un collaboratore o una circostanza imprevista ci richiamano a un’onestà faticosa o a un dovere eluso? Vivere la lucidità del Vangelo richiede il coraggio dell’umiltà intellettuale: custodire la chiave della conoscenza condividendo il sapere senza gelosie, accettare il richiamo della verità senza tramare difese rancorose e operare con scrupolosa trasparenza, retti e impassibili dinanzi alle insidie di chi scambia la rettitudine per una minaccia.

 

UNA PROPOSTA PER …“VIVERE”… LA PAROLA!

 

La liturgia odierna e l’esempio di santa Teresa d’Avila ci invitano a una decisa sincerità interiore, rifiutando ogni doppiezza d’intenti.

Oggi metti a disposizione di un collega o di una persona a te vicina una competenza, un’informazione utile o un aiuto pratico che finora hai trattenuto per gelosia professionale o per un calcolo di convenienza, spalancando con generosità la porta della collaborazione retta. Se ti trovi esposto a critiche insidiose, a provocazioni verbali o a tentativi di metterti in difficoltà nel tuo ambiente di lavoro, rispondi con un parlare sobrio e pacato, astenendoti da polemiche sterili e lasciando che sia la correttezza del tuo operato a rendere testimonianza. Durante l’esame di coscienza di questa sera, rifletti con severa trasparenza sulla sincerità del tuo animo nelle ore trascorse, domandandoti se hai reso omaggio alla verità solo a parole o se hai saputo accoglierne le esigenze pratiche senza arretrare dinanzi alle insidie del rispetto umano.

 

BUONA GIORNATA, IL SIGNORE TI BENEDICA.