La preghiera di Gesù nell’Orto degli Ulivi

 

Ave Maria!

Dal libro Gli Appelli del Messaggio di Fatima di Suor Lucia

Seconda Corona del Rosario

La preghiera di Gesù nell’Orto degli Ulivi

            Nella sesta decina del rosario ricordiamo la preghiera di Gesù Cristo nell’Orto degli Ulivi.

         Gli Evangelisti ci dicono che il Signore Annunciò varie volte, durante la sua vita pubblica, come avrebbe dovuto finire i suoi giorni e realizzare così l’opera della nostra Redenzione. Giunto il momento stabilito, dopo aver consumato l’ultima cena con i suoi discepoli durante la quale istituì il sacramento dell’Eucaristia per perpetuare la sua presenza reale tra noi, prepararsi alla Sua Passione e morte imminente, si diresse con essi in un luogo chiamato “Getsemani” e, giunto lì, disse loro: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare” e presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me” e avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi Tu!”. Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano e disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione” (…) e di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la Tua Volontà” (Mt 26,36-42).

Giardino del Getsemani, Gerusalemme

         Qui, come in tutti gli altri passi della Sua vita, Gesù Cristo è per noi un modello che dobbiamo seguire e cercare di imitare. Pur essendo Dio e, come tale, avere a propria disposizione tutta la grazia e la forza, Egli era anche vero uomo e volle prepararsi nella preghiera per sottomettere la Sua volontà umana alla Volontà del Padre che aveva bisogno di Lui come vittima espiatoria dei peccati dell’umanità.

         La sofferenza, l’umiliazione e la morte ripugnano alla natura umana di Gesù Cristo come a tutti noi, perché sono il castigo del peccato che Egli non ha commesso, ma ha voluto pagare per noi. Così, Gesù passò lungo tempo in preghiera, ripetendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà, (…) in preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra» (Lc 22,42-44).

         Quando la sofferenza e l’angoscia pesano su di noi, ricordiamoci di Gesù Cristo nell’Orto degli Ulivi e come Lui diciamo a Dio: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la Tua Volontà”. Anche quando la nostra afflizione è grande, pensiamo che quella di Gesù lo è stata di più perché il Suo Volto si ricoprì di gocce di sangue che cadevano a terra.

         Oh! Se avessi potuto essere in quel momento accanto al Signore per asciugargli il Volto con un panno, fino a conservare la reliquia del sangue del mio Dio! Ma ciò che allora non feci, voglio farlo oggi perché tutti i giorni, dal Suo Volto ferito, dalle Sue mani e piedi trapassati, dal Suo Cuore aperto scorre il Sangue della Redenzione presente nell’Ostia e nel vino consacrati sull’altare del sacrificio ed io ho la fortuna di alimentarmi di questo Corpo e di questo Sangue.

Ave Maria